Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Se rincarano le materie prime e i generi alimentari questo crea nuova povertà nel mondo. Se aumenta la popolazione e cresce il benessere nei paesi emergenti come Cina e India, e quindi cresce la domanda di grano e generi alimentari, e se poi ci sono eventi climatici che distruggono i raccolti, si riduce l’offerta, e si genera una condizione che spinge verso la speculazione sui prezzi dei generi alimentari.

    Tutto avviene in questo palazzo, il Board of Trade di Chicago, il luogo dove si fa il prezzo di grano e frumento.

    Certo i primi a pagare la crisi delle derrate alimentari sono i paesi in via di sviluppo, subito dopo però ci siamo noi. E come si riflette questo aumento sulle nostre abitudini? Delle difficoltà dei consumatori in tempo di crisi abbiamo parlato oggi con il presidente dell’Ismea, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, Arturo Semerari, e con il presidente dell’associazione Altroconsumo, Paolo Martinello.

     

    Dalla borsa merci di Chicago al nostro carrello del supermercato il passo è più breve di quanto possiate immaginare.

     Già da alcuni mesi sono cambiate le scelte dei consumatori, a causa degli aumenti dei prezzi dei generi alimentari. Oggi andare a far la spesa non significa riempire il carrello, ma prendere quello che è strettamente necessario. Quindi si taglia sulla quantità, ma non solo.

     Anche la composizione della nostra spesa alimentare è cambiata. Vediamo come. Intanto negli acquisti di frutta e verdura:  secondo l’Ismea sono calati nel 2010 dell’1,6% rispetto al 2009. E il 2011 conferma la tendenza. Scegliamo meno verdure fresche, che in proporzione costano di più di quelle surgelate. Preferiamo il pollo e le uova, che quest’anno costano meno rispetto all’anno scorso, e allora dobbiamo mettere da parte la bistecca. Per gli stessi motivi al parmigiano preferiamo il più economico grana. Nessuno rinuncia all’olio d’oliva, piuttosto ci si astiene dal vino.

     Che cosa fa aumentare i prezzi? Sicuramente le materie prime (grano, riso, ma anche grassi, zucchero e caffè) tutte rincarate, che provocano aumento anche del costo dei mangimi. Poi ci sono i carburanti, perché il mercato alimentare è tutt’altro che a “chilometro zero”, anzi per arrivare dal campo al nostro frigorifero i prodotti devono fare centinaia di chilometri, e ci vuole tanta benzina.

    Secondo il presidente Ismea Arturo Semerari il problema è come si distribuisce il reddito dall’agricoltore al consumatore. Per i prodotti non trasformati, come ortaggi e frutta, Semerari spiega che “solo il 30% del guadagno arriva all’agricoltore, il resto si perde lungo la filiera. La parte del leone la fa la grande distribuzione che incassa la fetta più grossa del prezzo finale pagato dal consumatore”.         

    Poi ci sono le speculazioni. E come funzionano? Ce lo spiega Paolo Martinello, Presidente Altroconsumo.

    Chi specula sul prezzo dei prodotti freschi può arrivare a gonfiare – mettiamo del 10% – uno dei costi di produzione, ad esempio quello del carburante impiegato per il trasporto della merce. L’aumento – spiega Martinello – viene scaricato sull’intera filiera. Nel prezzo finale il consumatore pagherà tutti gli aumenti che si saranno accumulati ad ogni passaggio della distribuzione.

    In Italia l’Autorità Antitrust è intervenuta per multare i produttori di pasta che avevano aumentato i prezzi di più del 30%, ma nonostante le multe i prezzi  sono rimasti alti e alla fine i consumatori si sono rassegnati a comprare meno pasta.

    Reggono la crisi solo i discount e si difende la grande distribuzione, che, per sostenere le vendite, sfrutta  i meccanismi delle offerte. Vanno bene anche i piccoli supermercati, dove si compra poco di tutto, ma fresco, per il consumo quotidiano. Ma che fine faranno i negozietti, quelli che troviamo ancora aperti sotto casa?

    Le associazioni dei consumatori consigliano di confrontare su internet i prezzi dei generi alimentari nella grande distribuzione, per risparmiare qualcosa in più.

    E poi c’è il buon senso: alcuni comprano direttamente dai produttori con i gruppi di acquisto, altri coltivano qualcosa in giardino o in terrazza… in tempo di crisi l’arte di arrangiarsi può essere un’arma di sopravvivenza!

  • 2 Commenti

    WP_Modern_Notepad
    • Ciao Stefano,
      Il problema secondo me, da quello che ho capito leggendo in giro (ad es. vedere la rivista Altraeconomia, in particolare n.123 pag 24 ’super poteri al super’ http://www.altreconomia.it/site/fr_rivista_detail.php?intId=120) è ‘l’intermediazione’, il commerciante (non voglio demonizzare per forza tale categoria, ma è un dato di fatto che dovendoci guadagnare anche lui, ricarica dei costi), cioè il passaggio tra il produttore ed il consumatore. La soluzione potrebbe essere vendere ed acquistare tramite G.a.s. (gruppi d’acquisto solidali), che comprano al giusto prezzo (ad es. http://www.legallinefelici.it/).

      p.s. Apprezzo Rai3 e tutta la sua programmazione (anche su web) per lo sforzo di essere quanto più possibile indipendente. E’ l’unico canale decente che si riesce a seguire in tv… Mi auguro di cuore che continui così.

    • Stefano scrive:

      Ciao ma perche’ confondete sempre agricoltura e agroalimentare?I due settori non sono proprio la stessa cosa,in piena crisi l’agricoltura in pieno sviluppo l’agroalimentare.Tutti i costi dovuti agli aumenti del costo della vita degli ultimi anni sono stati scaricati sull’agricoltura,se si facesse un conto preciso si capirebbe che oggi i produttori di latte ad esempio incassanomolto meno di venti anni fa per ogni litro di loatte prodotto.Il prezzo alla produzione e’ diminuto,ma non quello pagato dal consumatore finale,risultato che l’industria casearia sta facendo affari d’oro.Stesso discorso vale per i cereali,si continua a dire che ci sono sempre meno terre coltivabili,che gli agricoltori utilizzano i terreni,quando ci riesconoper fare impianti fotovoltaici o per produrre biogas,ma nessuno dice che considerato che la superficie media delle aziende agricole italiane e’ di 8 ettari,un agricoltore che produce grano o orzo,al netto delle spese,considerato che i prezzi delcereale sono quelli di 20 anni fa non guadagna nemmeno i soldi per comprarsi le sigarette,e non e’ un’eufemismo.Nessuno si ricorda mai di dire che in questa specie di mercato libero ikl consumatore paga le pesche o le mele due euro al chilo,ma all’agricoltore le pagano trenta centesimi quando va bene.Un ettaro di frutteto non produce migliaia di quintali,ma ad esempio in piemonte,zona diborgo d’ale circa cento quintali,vuol dire incassare al lordo 3 0 4 mila euro,ma al lordo,vuol dire quindi non guadagnare nulla.Nessuno dice che un vitellino viene attualmente pagato ad un agricoltore circa settanta euro,meno di un paio di scarpe.Nessuno dice che in Italia tutti gli anni spariscono centinaia di agricoltori che non ce la fanno piu a sostentarsi e chiudono l’azienda,al contrario vedi La Stampa di ieri si fa della grande demagogia dicendo che l’agricolotura crea posti di lavoro.Se fossi un giornalista fare un inchiesta per conoscere qual’e’ l’indebitamento medio di ogni piccolo agricoltore in Italia,e siamo centinaia di migliaia,se fossi un giornalista girerei per le campagne a parlare con chi ci lavora,a guardare conti allamano i bilanci aziendali,a fare i conti in tasca agli agricoltori,i quali hanno bilanci aziendali bassissimi,molte volte in rosso,e dove non esistono stipendi pagati per nessuno.Spesso nelle campagne italiane si vive con quattro soldi e con l’aiuto delle pensioni dei genitori anziani.Edavvero ora di smetterla di presentare il settore agricolo dipingendolo come un quadro allegro sano e bucolico,ma osservarlo e valutarlo per tutti i grandissimi problemi che ha.Facvciamo i conti in tasca agli agricoltori e scopriremo che i fantomatici milioni di euro versati dall’europa agli agricoltura si traducono in realta’ in poche centinaia di euro versati agli agricoltori,(ad esempio io con 7 ettari percepisco 1200 euro l’anno per la pac)E chiaro quindi che in questo sistema c’e’ qualcosa che non quadra,e’ il costo di una grande mancanza,cioe’ quelladi una politica agraria comunitaria,ma sopratutto nazionale,che anno dopo anno vede alternarsi nei ministeri ministri senza nessuna capacita’,scielte politiche che non portano a nulla di concreto,il cui costo come al solito si scarica sugli ignari cittadini italiani.

    Scrivi un commento

    Nota: La moderazion e dei commenti è attiva. Questo potrebbe ritardare la pubblicazione del commento.
  • Twitter

  • RSS

  • YouTube

  • Facebook

  • Podcast

  • Sondaggi

Calendario

    aprile: 2011
    L M M G V S D
        Mag »
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    252627282930