Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Fa parte del rischio d’impresa. Prima di un investimento, ogni imprenditore fa una valutazione, calcolando la grandezza di una perdita potenziale e le probabilità che la perdita si verifichi.

    Quando la direzione della ThyssenKrupp di Torino valutò di non investire più in sicurezza e diradare i controlli in uno stabilimento che era in procinto di chiudere, chissà se qualcuno dei manager aveva pensato che la perdita poteva essere calcolata in sette vite umane. Quanto costavano queste vite? E chi paga per i morti sul lavoro? Di questo abbiamo parlato oggi con il Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Torino Raffaele Guariniello, che ha condotto le indagini sul caso Thyssen, e con il presidente dell’Inail, Marco Fabio Sartori.

    Secondo la Corte d’Assise del Tribunale di Torino la vita di quei sette operai morti nell’incendio del 6 dicembre 2007 vale un risarcimento di decine di milioni ma soprattutto una condanna storica per omicidio volontario nei confronti dell’amministratore delegato di Thyssen.

    Spiega Guariniello, “è una forma di dolo che viene applicata per la prima volta nel campo della sicurezza nel lavoro. Avviene quando il datore di lavoro sa che può accadere qualcosa di grave e malgrado ciò accetta il rischio che qualcosa di grave possa capitare.”

     È stata una sentenza storica, ed è arrivata relativamente presto rispetto agli standard di un paese dove anche i responsabili di morti sul lavoro se la cavano spesso grazie alla prescrizione e ai tempi lunghissimi dei processi. Ma questo risultato è stato ottenuto grazie ai sequestri tempestivi di documenti nei giorni immediatamente successivi ai fatti, e in generale grazie all’efficacia dei metodi di indagine del pool di magistrati di Torino.

     Spesso si pensa che non siano possibili sanzioni esemplari per i dirigenti d’azienda, anche i nostri telespettatori, nelle risposte inviate alla redazione internet, hanno chiesto punizioni più severe. Ma le norme ci sono, solo che spesso non vengono applicate, come ha detto il procuratore Guariniello: “il nostro problema è fare i processi rapidamente, fare i processi – quelli brevi sul serio”.

     Secondo i dati ufficiali dell’ Inail negli ultimi anni le morti sul lavoro sono diminuite, lo ha confermato il presidente dell’istituto Marco Fabio Sartori. In questi calcoli non rientrano le vittime del lavoro nero, senza contratto né garanzie di sicurezza.

    C’è ancora molto da fare nel settore dei controlli e delle ispezioni nei luoghi di lavoro. “La vigilanza deve essere intensificata” – dice Guariniello – occorre che aumentino gli organici e la professionalità degli ispettori, che non ci sia confusione tra l’attività di vigilanza e di consulenza. Soprattutto bisogna evitare che le ispezioni e i sopralluoghi vengano preavvisati”.

     Ma anche i lavoratori devono rendersi responsabili e pretendere condizioni che li mettano il più possibile al riparo dai rischi. La cultura della sicurezza si diffonde nei corsi di formazione in azienda, ma deve crescere anche nella coscienza di ogni lavoratore, come valore profondo. Vuol dire vivere in un luogo di lavoro con l’attenzione alla salute e al rispetto delle persone.

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