Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Quante di voi lavorano? E quante vanno in palestra, escono la sera con la propria auto e rientrano da sole, viaggiano senza accompagnatori? Tutto questo è normale? Certo che lo è.

    Perché allora abbiamo la sensazione che non sia sicura la vita delle donne nelle nostre città?

    Non è soltanto una sensazione… in realtà nell’ultimo anno abbiamo sentito parlare molto spesso di donne uccise, è avvenuto più di cento volte solo nel 2010.

    E’ un problema a due facce. C’è un aspetto culturale che riguarda tutta la società e poi c’è l’aspetto privato, che vive all’interno delle relazioni umane, quelle più importanti della vita, quelle d’amore. Ne abbiamo parlato oggi con la psicoterapeuta Gianna Schelotto e con la giornalista Cinzia Tani.

     

    La condizione sociale femminile è cambiata. Oggi le donne sono indipendenti, più affermate nello studio, nel lavoro, più sicure del loro valore e meno disposte a sottometterlo al dominio maschile. Questo rimette in discussione l’identità delle donne e degli uomini. Ed è difficile da accettare.  Lo spiega così Cinzia Tani: “dopo l’ emancipazione femminile l’uomo ha cominciato a perdere il ruolo tradizionalmente maschile, di quello che in famiglia comanda, porta i soldi, decide. Questo alcuni uomini non lo hanno sopportato… e non c’è ancora stata la necessaria evoluzione sociale”.

    Avviene così che gli uomini non riescono a reagire  a un dolore come quello della separazione.  “Gli uomini non sono preparati ad affrontare gli abbandoni, la loro educazione non glielo permette, spesso riescono solo a deprimersi, e alcuni possono reagire con la violenza” – conclude Cinzia Tani.

    La violenza tocca tutte le sfumature dell’aggressività, e arriva fino all’aggressione fisica, all’uccisione. Ecco l’altra metà del problema, quella privata. E’ anche quella che più spesso sfocia nell’assassinio, perché ad uccidere le donne sono soprattutto mariti o fidanzati abbandonati, traditi, rifiutati.

    Le vittime di questo tipo di violenza estrema hanno spesso un tratto comune. Si tratta di donne che si sono ribellate a una condizione che non sentivano più giusta per loro. Negli uomini la risposta è la “non accettazione del rifiuto”, come spiega la psicoterapeuta Gianna Schelotto. “All’interno di ogni rapporto di coppia funziona un codice erotico-sentimentale. Quando la coppia entra in crisi, può accadere che al rifiuto della donna l’uomo risponda cambiando codice: da partner sentimentale si trasforma cioè in un bambino completamente dipendente dalla madre. E’ come se le dicesse: tu mi devi amore perché senza di te non posso vivere. Ma la donna rifiuta questo codice materno, e qui l’uomo violento può arrivare ad uccidere”.

    Al di là dei singoli casi, quello della violenza contro le donne è diventato un allarme sociale: come si può intervenire? Secondo Cinzia Tani “bisogna cominciare dall’educazione dei ragazzi. E c’è molta strada da fare, se è vero che fino a pochi decenni fa il tradimento della donna era considerato un delitto contro la società”.

    E poi vanno demoliti alcuni falsi miti legati ai rapporti di coppia, spiega Gianna Schelotto. “Non è vero che la fiducia deve essere cieca, le persone vivono in una società piena di possibilità, quindi è inutile vivere coi paraocchi. Non credete a quanti vi dicono che si amano come il primo giorno. Sarebbe come imbalsamare il rapporto in un passato che non esiste più. Bisogna cambiare e crescere insieme. Non credete che facciano bene quelli che si dicono tutto. Ci sono aspetti sconosciuti della persona che ci vive accanto, ma questo non è un male in assoluto. L’importante è il rispetto dell’altro”.

    E nei casi estremi, contro la violenza, non bisogna perdere il rispetto di sé. Se stai leggendo queste righe e hai già subito minacce, non aspettare. Denuncia. L’unica forma di prevenzione è rivolgersi ad un centro antiviolenza subito, di fronte al primo comportamento violento del partner.

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