Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Si fa o non si fa? Parte o non parte? Questa volta pare di sì, il più lungo ponte del mondo a campata unica – 3300 metri – sorgerà sullo stretto di Messina. E chi lo pagherà? Noi contribuenti, ovvero lo Stato, al 40%. Ma al 60% saranno capitali privati.

    E dove li troveremo questi soldi? Sui mercati finanziari, quando cominceremo a chiederli ufficialmente però, e questo sarà possibile solo quando la società Stretto di Messina avrà presentato il progetto esecutivo, dopo l’ultimo parere del Comitato per la Programmazione Economica.

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  • Ve ne siete accorti? E’ aumentata l’Iva, l’imposta sui consumi, quella che paghiamo ogni volta che acquistiamo una merce o un servizio – la paghiamo perché è parte del prezzo. Era al 20%, da qualche giorno è salita al 21%.

    La nuova tassa non riguarda tutte le merci, non direttamente almeno. Ma leggete l’elenco: arredamenti, abbigliamento e accessori, cinema, stadio, concerti, cd, libri, elettronica, attrezzature sportive, giocattoli e cartoleria, auto e moto, prodotti per la casa.

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  • E’ uno di quegli alimenti che i nutrizionisti definiscono “completi” e finora non era stato mai messo in discussione  nel nostro paese. Un paio di settimane fa ha corso il rischio di perdere per sempre quella unicità che ne fa un alimento prodotto con vero latte – e non con latte in polvere, come si temeva. Perché da noi lo yogurt è protetto da una legge del ’74, che impone il latte fresco come ingrediente base. A questo si aggiungono due microorganismi, due lattobacilli che fanno fermentare il latte e lo rendono più digeribile – ecco a cosa serve l’acidità dello yogurt.

    Ma cosa mangiamo quando pensiamo di mangiare uno yogurt? E in base a cosa lo scegliamo sullo scaffale del supermercato?

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  • La crisi c’è, i consumi sono fermi, si taglia anche sui beni di prima necessità, e allora che fanno gli italiani? Si sono ridotti a vendere i gioielli di famiglia, ma nel vero senso della parola. I negozi che comprano oro hanno vissuto un boom negli ultimi mesi, quasi il 25% in più di licenze rilasciate nel 2011. E così si è scoperto che nelle nostre case avevamo accumulato decine di tonnellate di oro all’anno. Intendiamoci, si tratta di un calcolo medio, ci sono quelli che possono permettersi di comprare oro e scelgono di investire in un bene-rifugio, ma tanti non hanno scelta: sono indebitati al punto da vendere anche la catenina ricevuta in dono per la prima comunione.

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  • Qual è il vostro primo ricordo? Vi viene in mente qualche scoperta straordinaria che avete fatto nei primissimi anni di vita?

    Le ultime ricerche nel campo delle neuroscienze dimostrano che siamo tutti geniali dal primo vagito fino ai quattro anni d’età, grazie a una circostanza unica e irripetibile nel corso della vita adulta. Nei bambini piccoli le connessioni tra i neuroni del cervello sono le più numerose in assoluto, poi col tempo si riducono, e infine si stabilizzano solo quelle più importanti. Ma perdiamo la vivacità che rende la mente di un bambino così pronta all’apprendimento.

    Adesso proviamo a chiederci: come aiutiamo questi giovanissimi cervelli a svilupparsi?

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  • Pensate a un gesto semplice come accendere la luce. E’ una cosa che facciamo continuamente, nella nostra vita di ogni giorno. Spostiamo un interruttore dalla posizione di spento a quella di acceso.

    Cosa ci permette di farlo con tanta disinvoltura? Certamente il fatto che l’interruttore funziona, che c’è un filo elettrico che corre lungo il muro, e trasporta energia, disponibile a richiesta, in ogni momento. Vi siete chiesti da dove arriva questa energia? E perché è sempre disponibile?

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  • Trent’anni fa eravamo all’eccesso opposto. Si poteva andare in pensione – nel settore pubblico – dopo aver lavorato solo 14 anni, sei mesi e un giorno: ad approfittare dell’ opportunità erano soprattutto le mamme, che sceglievano di rinunciare a un paio di centinaia di migliaia di lire – la differenza tra stipendio e pensione – in cambio della possibilità di restare a casa, dove peraltro il lavoro non mancava.

    Certo anche lo stato ne aveva un guadagno, poteva investire di meno nei servizi, le donne si facevano carico del lavoro di cura domestica e di assistenza. Le mensilità di pensione che riuscivano a percepire nel corso della loro vita superavano di gran lunga i contributi versati. E le voci di spesa nel bilancio nazionale si gonfiavano.

    Così ci ritroviamo oggi, nel 2011, a dover contare fino a 96 anni, sommando l’età ai contributi versati, per andare finalmente in pensione. E le previsioni per il futuro non sono rosee.  Leggi tutto…

  • Quante persone vivono da sole nel nostro paese? Secondo l’Istituto nazionale di statistica  i single sono più di quattro milioni. E la cifra cresce costantemente.

    Ecco, a tutti loro vorrei chiedere: che cosa vi impedisce di cucinare un cibo fresco, cotto al momento, nella quantità giusta per voi? E’ il tempo? Sappiate allora che qualcuno vi ama: sono le aziende che producono e confezionano le specialità precotte. E come loro amano voi, anche voi amate loro. Perché coi vostri acquisti le avete sostenute, nonostante la crisi: in un anno sono cresciute sia le ditte che vendono cibo pronto – tipo rosticcerie e take away – sia quelle che producono i precotti industriali o “pronti da cuocere” in vendita nella grande distribuzione.

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  • L’Italia, culla della civiltà e della cultura, celebrato scrigno del Rinascimento, come finanzia l’educazione delle generazioni future?

    Secondo l’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica il nostro paese investe in istruzione il 4,8% del prodotto interno lordo contro il 6,1% della media degli altri paesi membri. Certo, ma bisogna calcolare che nella scuola italiana ci sono pochissimi investimenti privati, dice il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.  E’ davvero così? In realtà le famiglie degli studenti concorrono al finanziamento delle scuole pubbliche: a loro viene chiesto un contributo “volontario” minimo di cento euro a studente. Senza considerare la carta igienica, i fazzolettini, il sapone che i ragazzi si portano da casa… Leggi tutto…

  • Sembrava una malattia debellata. Invece la tubercolosi è diffusa in Italia più di quanto possiamo immaginare. Una media di 4500 nuovi casi ogni anno, secondo l’Istituto Superiore di Sanità. E’ uno degli effetti collaterali della globalizzazione. Quaranta ammalati su cento sono stranieri, arrivati da paesi in via di sviluppo.

    Ma che il contagio si diffondesse in corsia, dove le difese immunitarie dei pazienti sono più basse, e quindi l’attenzione dovrebbe essere massima, questo certo non se l’aspettavano i genitori delle decine di neonati risultati positivi al Mycobacterium Tuberculosis. Adesso sono pronti a combattere, a chiedere i danni, ma innanzitutto vogliono rassicurazioni. Leggi tutto…

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