Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • L’Italia, culla della civiltà e della cultura, celebrato scrigno del Rinascimento, come finanzia l’educazione delle generazioni future?

    Secondo l’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica il nostro paese investe in istruzione il 4,8% del prodotto interno lordo contro il 6,1% della media degli altri paesi membri. Certo, ma bisogna calcolare che nella scuola italiana ci sono pochissimi investimenti privati, dice il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.  E’ davvero così? In realtà le famiglie degli studenti concorrono al finanziamento delle scuole pubbliche: a loro viene chiesto un contributo “volontario” minimo di cento euro a studente. Senza considerare la carta igienica, i fazzolettini, il sapone che i ragazzi si portano da casa…

    Secondo dati del ministero, la media per classe è di 22 alunni, ma la media non racconta tutto. Ci sono comunque troppe classi numerose, ce lo conferma l’esperienza diretta delle scuole che abbiamo visitato e ce lo confermate voi telespettatori con le risposte che sono arrivate alla redazione internet.

    Il numero elevato di studenti per classe crea problemi di apprendimento, specie tra i ragazzini di 6-7 anni. Servirebbero insegnanti di sostegno per gli alunni più deboli, per gli stranieri. Al contrario, alcuni istituti elementari annunciano mancati rientri pomeridiani per i bambini, e d’altra parte i comuni non possono assumere il personale necessario a garantire la copertura del servizio, pena lo sforamento del patto di stabilità del bilancio.

    Alle superiori il ministero ha ridotto le ore di lezione, un risparmio di fondi giustificato però sulla base di uno studio che dimostra il calo della soglia di attenzione degli studenti. Ma l’educazione non è anche una forma di allenamento? Se i ragazzi diventeranno ancora più disattenti, allora li lasceremo andare a spasso?

    Oggi l’Italia è stata declassata nelle previsioni di affidabilità del sistema economico dall’agenzia di rating Sandard & Poor’s. Per il declassamento del sistema scolastico, invece, ci pensiamo da soli.

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