Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Qual è il vostro primo ricordo? Vi viene in mente qualche scoperta straordinaria che avete fatto nei primissimi anni di vita?

    Le ultime ricerche nel campo delle neuroscienze dimostrano che siamo tutti geniali dal primo vagito fino ai quattro anni d’età, grazie a una circostanza unica e irripetibile nel corso della vita adulta. Nei bambini piccoli le connessioni tra i neuroni del cervello sono le più numerose in assoluto, poi col tempo si riducono, e infine si stabilizzano solo quelle più importanti. Ma perdiamo la vivacità che rende la mente di un bambino così pronta all’apprendimento.

    Adesso proviamo a chiederci: come aiutiamo questi giovanissimi cervelli a svilupparsi?

    Nel nostro paese la formazione dei più piccoli è affidata alle famiglie, alle tate, e agli educatori degli asili nido, le strutture che accolgono bambini fino ai tre anni di età.

    Gli asili comunali non riescono a coprire la richiesta, anzi ormai possiamo dire fallito anche l’obiettivo fissato dal piano nazionale sui nidi – riequilibrare il divario tra Nord e Sud. Secondo i dati presentati oggi a Fuori Tg da Cittadinanza Attiva, la lista d’attesa resta inevasa per il 25% in media su tutto il territorio nazionale. E i costi delle rette sono cresciuti quasi del 5%. Questo perché ai problemi vecchi si sono aggiunte le forzate economie di un sistema che dipende dagli enti locali, a loro volta vittime del taglio di trasferimenti dallo Stato.

    Quali rischi corriamo, da subito? Che negli asili nido comunali aumenti il numero di bimbi affidati a ciascun educatore, che quindi diminuisca lo spazio a disposizione, e che ci chiedano il famoso “contributo volontario” per comperare i materiali necessari alle attività dei laboratori di musica e disegno, o per i giochi.

    E alla fine, chi resta sempre più spesso fuori dalla porta dei nidi comunali? I bimbi del ceto medio, i figli di lavoratori dipendenti, i cui guadagni sono certificati e onestamente dichiarati al fisco. Perché se i più poveri – com’è giusto – rientrano nelle liste degli ammessi, subito dopo si possono intrufolare i furbi, quelli che non dichiarano quanto realmente guadagnano. I ricchi si possono permettere un asilo nido privato, se non rientrano nella graduatoria di quelli comunali.

    Nel paese dove si parla continuamente di difesa della famiglia non c’è una lobby dei più piccoli. Manca un gruppo che faccia  pressione perché i nidi non diventino parcheggi dove i bambini vivono intere giornate stipati in pochi metri quadrati, perché siano luoghi dove da piccoli tutti i figli unici della nostra società facciano esperienza insieme ad  altri bambini, e possano mettere a frutto il momento di massima fioritura della loro mente. E compiere fantastiche scoperte, che nella vita faranno la differenza.

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