Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Vi è mai capitato di ricevere una di queste? Sono le cartelle esattoriali di Equitalia, quelle che richiedono il pagamento di un tributo. Se non avete pagato tutto, è giusto che vi mettiate in regola.

    Ma se non avete i soldi, e non avete pagato – perché da un po’ di tempo non avete lavoro, o perché la vostra attività è ferma a causa della crisi –  allora chiedete subito una rateizzazione del debito. E’ possibile ottenerla solo fino a un certo ammontare, altrimenti bisogna documentare una reale difficoltà finanziaria. Ma conviene chiederla, perché l’inerzia in questi casi può essere fatale.

    Il nuovo sistema di riscossione e le sue scadenze vi possono travolgere, e gli interessi sul debito si possono moltiplicare in poco tempo. Equitalia, l’istituto che per conto dello Stato riscuote i tributi, manda dal primo ottobre avvisi di accertamento subito esecutivi, ci sono solo due mesi di tempo per opporsi. E può partire l’iscrizione ipotecaria, con le ganasce fiscali e il pignoramento,  in alcuni casi si arriva all’espropriazione dei beni.

    Ora, se accertamento e riscossione sono diventati più tempestivi, non altrettanto si può dire per i tempi della giustizia tributaria. Così, se un contribuente onesto finisce vittima di qualche errore ha diritto a fare ricorso ma deve intanto pagare un terzo del debito che gli viene attribuito dallo Stato, e poi ci sono i tempi della giustizia e le spese di avvocati….

    Insomma, un pensionato che contesta una multa, in una città come Roma – dove ci vuole un anno per la sospensiva – solo per attivare il contenzioso dovrebbe spendere più dell’intero ammontare della contravvenzione: quindi, tra conciliazione e spese legali per piccoli debiti, finisce che il pensionato paga la contravvenzione, anche se ritiene di avere ragione, e lo fa soltanto per risparmiare tempo e danaro.

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