Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Dal Vangelo di Luca: “In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città.
    Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.”

    Sono passati più o meno duemilaundici anni, ed eccoci ancora qui a “farci registrare” insieme ai nostri familiari…

    Le grandi manovre del censimento 2011 sono partite il 9 ottobre. Dopo le difficoltà tecnologiche e di comunicazione dei primi giorni, le operazioni sembrano procedere in modo abbastanza ordinato.

    Certo, non tutti gli italiani si precipitano a rispondere, e, soprattutto, non si fidano delle domande. Ecco qualche esempio: “che gliene importa all’Istat di quello che facevo il 9 ottobre 2011?” “Perché vogliono sapere se in casa ho due bagni oppure uno?” Anche il nostro campione di telespettatori ha risposto al 61% che alcune domande non rispettano la privacy…

    Ma che sta succedendo? Perché gli italiani sono così diffidenti e sospettosi?

    Proviamo a fare qualche ipotesi. 1. C’è scarsa conoscenza dei meccanismi di rilevamento dei dati. Il giorno 9 ottobre è una convenzione, una data di riferimento scelta per fotografare il nostro paese. Molti invece hanno giudicato “troppo personale” la domanda: “dove si trovava alla data del censimento?”. 2. Questo è il paese dei piccoli abusi edilizi domestici e qualcuno teme che possano venire alla luce in occasione del censimento e che possano tradursi in sanzioni e ammende da pagare. 3. C’è una generale sfiducia nelle istituzioni, e questa è forse la cosa più preoccupante.

    Tornando ai bagni dei nostri appartamenti: in Italia non esiste un altro censimento degli edifici, questa è l’unica possibilità, dunque rispondete, perché serve a valutare il fabbisogno e l’efficienza energetica delle nostre case, e anche i rischi che si corrono. E poi non abbiate paura. Il presidente dell’Istat Enrico Giovannini ci ha assicurato che l’Istituto non ha mai fornito i nostri dati all’Agenzia delle Entrate.

    Siete più tranquilli? Allora rispondete, come stanno facendo i cittadini della regione Lombardia, che hanno già consegnato il 17% del totale dei questionari, mentre i Calabresi sono ancora al 7%. A proposito, c’è qualcuno di cui non dovete fidarvi… sono quanti vi propongono di aiutarvi a compilare il questionario, per “soli” quindici euro. Potete farlo da soli, e se proprio non ci riuscite, chiedete a uno dei centri autorizzati dai comuni, che gratuitamente vi daranno assistenza.

    Vi lascio il numero verde Istat. 800 069 701. In caso di necessità….

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