Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • C’è una sostanza preziosa che non si può produrre, ma è indispensabile per la vita. L’acqua è un bene comune, e quando scarseggia va risparmiata. Ora, in teoria l’Italia è tra i paesi fortunati: a disposizione di ciascun cittadino ci sarebbero tremila metri cubi di acqua all’anno, che nella pratica si riducono a 136 a testa.

    E se in Lombardia ce n’è in abbondanza per tutti, e si pagano cifre contenute per il servizio, ci sono regioni come la Sicilia, dove se manca un metro e mezzo di tubo nell’allaccio di un acquedotto restano tutti a secco, o meglio restano nelle mani dei “padroncini dell’acqua” che girano con le loro autobotti private – sempre piene – a disposizione di chi paga.

    Il 30% circa degli italiani non riceve un servizio sufficiente al fabbisogno. Questo è a causa dello spreco e dell’inefficienza di una rete idrica malridotta. Andrà meglio ora che il voto del referendum ha ribadito che l’acqua resta pubblica? Insomma. La situazione non è molto diversa, perché aver affermato che l’acqua è un bene comune e non può produrre profitto è giusto in teoria, ma in pratica i comuni sono liberi di fare accordi coi privati, accordi che non sono più obbligatori ma solo facoltativi.

    Comunque, è vero che il bene-acqua è gratuito alla fonte, ma portarlo fino ai nostri rubinetti è un’altra storia. Il servizio comporta costi, e questi costi finiscono sulle bollette. Perché? O meglio, ci sarebbe un’alternativa? Certo. Si potrebbero prendere i fondi dalla fiscalità generale, così finirebbe però che gli evasori non pagano l’acqua e quelli onesti pagano per tutti. Siete d’accordo?

    Il servizio deve essere pagato per quello che vale, direte voi. Ma gli investimenti di miglioramento della rete sono un vantaggio per tutta la collettività. Pensate solo ai depuratori. Il 30% del paese scarica ancora a mare o nei fiumi senza filtro alcuno. Ci sono posti dove le reti idriche non sono state migliorate negli ultimi settanta o ottant’anni. Ora, la sfiducia dei cittadini nasce dal fatto che non si vedono segnali di una politica organica in tema di acqua, una politica di lungo periodo. Per questo molti si sentono presi in giro quando ricevono bollette più care. E’ un circolo vizioso che andrebbe spezzato. Secondo i telespettatori di Fuoritg la prima cosa da fare è tagliare i rami secchi del sistema amministrativo per recuperare efficienza. Quali sono i rami secchi da tagliare? Fate voi…

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