Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Immaginate di prendere la metropolitana, o il treno. Trovate posto, e vi rilassate per tutta la durata del viaggio. Mezzora, un’ora, anche due. Il tempo che trascorre nell’attesa di arrivare alla vostra stazione di destinazione, che cos’è? Tempo prezioso che sprecate nel viaggio, o tempo ancora più prezioso guadagnato per la lettura?

    Comunque la pensiate, guardatevi intorno: nel nostro vagone, nello scompartimento dove siete seduti quante persone leggono, quante sono invece al telefono, quante chiacchierano col vicino o coi vicini di posto? Spero davvero che da questo post nasca un dibattito con voi, perché il tema di oggi è forse il più importante tra quelli che trattiamo nel nostro programma.

    L’ignoranza è alla base dei problemi dell’Italia. Una nazione di uomini e donne con scarsa  istruzione e senza cultura è destinata a perdere peso nel mondo globale, in economia e in politica, nella ricerca e nell’industria. E’ tutto collegato. La situazione è allarmante. Le ultime indagini comparative internazionali definiscono il 71% degli italiani come persone prive delle minime capacità alfabetiche.

    Che significa? Che non riescono né a leggere né a scrivere un breve testo che descriva la vita di ogni giorno. Quello che i nostri insegnanti delle elementari definivano un “pensierino”. Ora, è vero che la perdita delle nozioni apprese a scuola e all’università è un “calo fisiologico” dell’età adulta, che si acutizza col passare degli anni; è vero che si perde abitudine a scrivere appena si smette di farlo con regolarità. Ma un “pensierino”!

    Allora chiediamoci: che cosa è successo nella vita del nostro paese? E’ tutta colpa della scuola o dell’università? E’ vero, ci sono state le riforme che hanno spezzettato i corsi di studio, e hanno reso le lauree fin troppo “leggere”. Ma se l’Ocse ha messo l’Italia al penultimo posto tra i trenta paesi più industrializzati (dopo c’è solo il Portogallo) per condizioni educative, ci deve essere dell’altro.

    Colpa della televisione? In parte, sicuramente. Colpa dei telefonini e dei computer? I testi coi quali siamo abituati a confrontarci quotidianamente sono sms, o brevi tweet,  magari anche sgrammaticati. Ma questo è l’effetto dei tempi, non può essere la causa dell’ignoranza. I messaggini sono il codice del presente, non sono letteratura. Appunto.

    Torniamo a bordo del nostro treno, allora. Avete contato quanti sono i lettori, quelli che si immergono appassionati nel testo di un romanzo? “Quando non provi amore per quello che leggi tutto diventa come una catena di montaggio, impari ma non ti ricordi niente”. Sono parole di Lorenzo, tecnico di radiologia, che si è scoperto assetato di cultura a 26 anni.

    Vi siete mai chiesti perché manca la curiosità per conoscere qualcosa di nuovo? E’ troppo faticoso? La cultura è considerata noiosa? Chi ha messo in giro queste storie? Aspetto, se volete, i vostri “pensierini”.

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