Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Possiamo permettere che i grandi gruppi industriali lascino il nostro paese? Dobbiamo rassegnarci a veder sfilare rappresentanti di aziende come Fiat, Alenia, Ansaldo, al tavolo del ministero dello Sviluppo per trattare l’uscita di migliaia di persone – tra cassa integrazione e prepensionamenti? Queste persone appartengono davvero a un’Italia che non c’è più?

    La crisi della grande industria italiana segna un passaggio cruciale della storia del paese, è un altro dei banchi di prova dell’arretratezza dell’Italia. Chi non regge alla crisi – tra le maggiori imprese italiane – non potrà godere i benefici di una nuova fase di espansione, quando arriverà. Per resistere bisogna cambiare,  ma cambiare costa sacrifici, e investimenti in innovazione.

    Quanti imprenditori che invocano una riduzione dei costi del lavoro sono disposti a innovare i prodotti, per stare sul mercato? Naturalmente è vero che tutti devono partecipare ai rischi della congiuntura, ma andatelo a dire agli operai di Termini Imerese. E’ vero che dobbiamo intercettare mercati esteri, e vendere i prodotti ai cinesi, ai brasiliani, ai russi, agli indiani. Ma perché dovrebbero comprarli?

    Perché insieme alla nostra merce vendiamo l’Italia. Lo fanno con successo le case di moda, i marchi del lusso made in Italy. E’ questo l’unico settore che registra un aumento della domanda estera. Il momento è difficile, ma possiamo salvarci a partire dall’eccellenza. Serve una politica industriale che privilegi ricerca e innovazione, investimenti mirati, per dare vita a un prodotto di qualità. L’Italia si può salvare a partire dal bello, a patto che sia anche ben fatto.

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