Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Se è una guerra, e le vittime sono i disperati che accettano di lavorare a tutte le condizioni, in mancanza di ogni elementare norma di sicurezza, allora ci vogliono armi speciali per combattere il nemico. Armi di indagine, severa applicazione delle leggi, e poi maggiori responsabilità a tutti i livelli in caso di carenze nei controlli.

    Perché si continua a morire di lavoro, e non è vero che il fenomeno è in diminuzione. Abbiamo già superato i mille morti quest’anno, e le statistiche ufficiali dell’Inail non considerano gli invisibili: lavoratori in nero, stranieri irregolari, e poi i pensionati, quelli che hanno superato i sessantacinque anni e vivono in una zona grigia, fuori da ogni controllo, dove lavorano senza alcuna assicurazione né garanzia.

    Spesso muoiono in agricoltura, schiacciati da un trattore – o di crepacuore, perché non ce la fanno a sollevare casse piene di ortaggi. Se sono irregolari vengono abbandonati in strada, addirittura i datori di lavoro costringono gli altri irregolari a trasportare il corpo del loro compagno ad alcune decine di chilometri dal luogo dove è avvenuto l’incidente, in modo da sgravarsi da ogni responsabilità. Se analizziamo in quest’ottica anche la logica dei subappalti, acquistano senso le cifre di incidenti mortali e infortuni sul lavoro concentrati soprattutto nelle imprese medio-piccole. Nell’edizilia, ad esempio, la filiera è molto lunga, e la grande impresa, che rispetta le norme di sicurezza, non si preoccupa di controllare quello che succede nelle aziende appaltatrici. Gli schiavi del lavoro muoiono anche per questo. Sanno che se rifiutano le condizioni disumane e oltre ogni regola, ci saranno decine di altri schiavi pronti ad accettarle al posto loro.

    Il male, il lutto e il dolore  non sempre sono inevitabili, spesso sono determinati dalla mancanza di scrupoli delle persone. E la giustizia, che dovrebbe attribuire le sanzioni a chi ha causato la morte dei lavoratori, arriva tardi – quando arriva – e non è in grado di applicare le leggi per mancanza di organizzazione, di strumenti di indagine, di coordinamento. L’Italia continua ad essere il paese dell’emergenza e delle lacrime, dove all’onda dell’emozione  non seguono azioni politiche efficaci ad evitare che il peggio possa succedere ancora, tutti i giorni dell’anno, nei luoghi di lavoro.

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