Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • La riforma delle pensioni è necessaria, ma è anche equa? I sacrifici chi li deve fare? La pensione calcolata col metodo contributivo a lungo andare rischia di produrre milioni di nuovi poveri. Questo è vero, ma non è tutto. La riforma delle pensioni, figlia della manovra “salva-Italia”, fa allontanare inesorabilmente il giorno in cui usciremo dal mondo del lavoro, almeno noi che ci siamo entrati.

    Ma quelli che sono fuori, e al più riescono a rimediare ogni tanto un contratto a progetto? Provate a parlare con i patronati sindacali, che in questi giorni ricevono le richieste di centinaia di persone alla ricerca di risposte sul loro futuro di pensionati. Se chiedete quanti giovani si informano sul futuro, vi risponderanno che non c’è nessuno, perché i giovani vanno al sindacato solo per fare domanda per avere il sussidio di disoccupazione. Questo è il presente.

    E il futuro? Aspettiamo le correzioni alla manovra, entro la fine dell’anno. La tutela del lavoro usurante, quello che ti porta a contatto con sostanze tossiche o ti impone ritmi impossibili. Aspettiamo una soluzione per i lavoratori che iniziano a 16 anni, per gli operai che superano i 35 anni di contributi. Aspettiamo una normativa che disciplini quella terra di nessuno che è la vita delle 65mila persone cassintegrate e in moblilità, che hanno firmato accordi con le loro aziende, e non possono restare senza ammortizzatori e senza pensione, a più di cinquant’anni.

    Aspettiamo, e intanto guardiamo a paesi del Nord Europa, come la Svezia, dove lavorano tutti, giovani e vecchi, anche fino a settant’anni. Perché l’economia cresce, e chi perde un lavoro è protetto dallo stato sociale. Noi aspettiamo.

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