Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Domani il Governo incontrerà le Parti sociali a Palazzo Chigi. “La riunione verterà sulla riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”. Questo si può leggere nel comunicato pubblicato sul sito internet della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

    Sono giorni – anzi settimane – che le proposte di riforma del mercato del lavoro occupano pagine e pagine di giornali quotidiani, settimanali, e intere puntate di dibattiti televisivi. Ognuno cavalca la sua idea, mentre i protagonisti sono spesso assenti dal dibattito. O meglio: li vediamo protestare, ne ascoltiamo le lacrimevoli storie, con grande coinvolgimento emotivo, poi torniamo a fare il nostro lavoro – noi che ce lo abbiamo, un lavoro.

    Mentre il 30% dei giovani è costituito da disoccupati, e soprattutto ci sono due milioni di ragazzi che non studiano e non lavorano e neppure frequentano un qualsiasi corso di formazione professionale.

    Quelli che riescono ad avere uno dei quaranta e più tipi di contratti atipici – precari, a progetto – vengono trattati come dipendenti a tutti gli effetti, senza però avere i vantaggi della stabilità. Un contratto unico potrebbe migliorare la situazione? Si parla di tre anni di prova, con salario e garanzie sempre crescenti, ma con la possibilità di licenziamenti nella prima fase, in cambio di adeguato risarcimento. E con salario minimo di ingresso. Più o meno. Perché intanto mancano gli ammortizzatori sociali, il sostegno all’occupazione non è efficace. Quindi nessuno vuole essere licenziato, perché rischia di uscire dal mercato del lavoro per non rientrarci più.

    Insomma, come si risolve la questione della disoccupazione giovanile, della precarietà del lavoro e della vita, fuori da un vago chiacchiericcio? Tra qualche ora sapremo come sarà andato a finire il vertice di Palazzo Chigi. E capiremo se la struttura di riforma ipotizzata da Governo e Parti sociali sarà equa. Nel senso che saprà compensare sacrifici con adeguati vantaggi, soprattutto per i più deboli, quelli che oggi guardano il mondo del lavoro dal di fuori, o quelli che ci stanno dentro, a prezzo di ricatti insopportabili.

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