Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Le temperature medie aumentano costantemente, da vent’anni. Non possiamo ricordarcene soltanto quando arriva agosto, e non riusciamo a respirare per il caldo. E comunque non è quello l’unico segnale.

    Avete fatto caso a quanta neve artificiale viene sparata sulle piste in questa stagione? Certo, è un sistema per garantire lavoro e guadagni nelle stazioni sciistiche italiane, perché – si sa – il tempo è capriccioso e non nevica a comando. Sempre più spesso, però, la neve non arriva ad imbiancare le cime inferiori ai duemila metri, e allora la questione cambia. E torniamo a parlare di temperature medie più alte.

    Il primo studio sul clima risale alla fine dell’ottocento, quando si cominciò a stabilire una relazione tra i gas sprigionati dalla combustione del carbone e le variazioni di temperatura sulla terra. Oggi, dopo l’ultimo vertice di Durban sui cambiamenti climatici, abbiamo – come Stati e anche come individui – un nuovo obiettivo: realizzare un piano per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2020. Ce la faremo? Con la crisi economica, e tutto il resto – soprattutto con l’opposizione di Stati che non vogliono riconvertire la propria economia in direzione delle fonti energetiche rinnovabili?

    Qualcuno ha già preso questa strada. La Cina, ad esempio, va verso il solaree l’eolico: infatti le migliori imprese di tecnologia ambientale, anche quelle italiane, fanno grandi affari con i cinesi. L’Europa è piena di buone intenzioni, ma quanto ci vorrà per attuarle?

    Diciamo che non ci sono alternative. Se non cominciamo tutti, se non rinunciamo a bruciare petrolio, ogni volta che ne abbiamo la possibilità, nelle nostre piccole scelte quotidiane, non riusciremo a invertire la tendenza.

    E pagheranno per primi i poveri del mondo, che abitano nei villaggi dellazona equatoriale, dove i mutamenti del clima si vivono continuamente, nelle inondazioni, nella distruzione di case e raccolti. Diventeranno profughi ambientali, saranno costretti ad abbandonare le loro terre, perché non hanno risorse per fare fronte ai danni, e prendere contromisure.

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