Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • La recessione non risparmia nessuno, certo. Alcuni però sono più colpiti di altri. Sono i dipendenti delle aziende in crisi, ad esempio quelli che perdono il lavoro a causa della chiusura di stabilimenti italiani delle multinazionali.

    L’Alcoa, che produce alluminio, ha deciso di lasciare Portovesme in Sardegna. Resteranno a casa millecinquecento persone, se si calcola anche l’indotto, e non si contano i danni per il territorio del Sulcis, in termini di impoverimento generale.  L’Alcoa preferisce investire in Spagna, dove ci sono meno problemi burocratici, e soprattutto dove costa meno l’energia elettrica.

    A parte la scelta della multinazionale americana, che ha goduto di tariffe energetiche ridotte e anche di aiuti di stato in Italia, oggi il nostro paese non è considerato abbastanza competitivo, o appetibile, come luogo di investimento per le industrie straniere. Non basta la crisi economica, che è mondiale: tutta l’Europa perde produttività ma noi abbiamo problemi di burocrazia, di politica energetica, e in generale il modo di affrontare la situazione da noi è stato finora troppo disorganico.

    Ora, quella dell’Alcoa è una delle 191 vertenze sul tavolo del Ministero dello sviluppo economico. Che futuro avranno queste imprese, e i loro dipendenti? La cassa integrazione, la mobilità e poi? Una cosa è tamponare l’emergenza, altro è affrontare una questione strutturale che vuol dire cambiare tipo di produzione, riconvertire le aziende, negli stessi siti, dove possibile, oppure altrove, ma spesso significa imparare a fare qualcosa di nuovo.

    Il fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione esiste, ma gli italiani non ne hanno beneficiato. La logica di questo fondo è legata alla formazione delle persone. I lavoratori vittime dei fallimenti, delle delocalizzazioni, delle chiusure di stabilimenti possono imparare a cambiare tipo di mansioni, a fare un lavoro diverso, ma lo Stato dovrà trovare strumenti adeguati di formazione, e imparare ad usarli. Insomma: rinnovarsi per non morire, accettare il cambiamento, ma senza perdere diritti e dignità. C’è un’altra via di uscita?

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  • 3 Commenti

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    • giampaolo scrive:

      RICCHEZZA=Malattia da accumulo,spesso ereditaria ed endemica,ne soffre chi non distingue tra abbondanza e carestia e non capisce che invertendo l’ordine dei fattori il prodotto cambia eccome!

    • giampaolo scrive:

      LA CRESCITA dei consumi non la si fa costringendo i pensionandi a restare al lavoro e dunque non liberando posti di lavoro,si sa che i vecchi risparmiano e che sono i giovani che spendono ma se non lavorano chi glieli dà i soldi da spendere anche non risparmiando anzi . . .”E IO pago!”gli errori di un miope rezionario destrorso di nome MONTI

    • giampaolo scrive:

      E i miei soldi?Dovevo andare in pensione con 36 anni di contributi nel 2012.invece in nome dell’equità per 1mese in meno di contributi dovrò lavorare altri 6anni e 9mesi E Il quasi beato Robinzorro Monti è riuscito a non toccare i ricchi della destra con il consenso dei” poveri” ,..Infinocchiati e orfani di quei partiti che ormai rappresentano solo loro stessi e sono la causa di una montante rivoluzione

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