Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Le cose più belle che abbiamo sono il nostro paesaggio e i nostri monumenti. Rappresentano la nostra ricchezza. E sono sempre di più gli italiani convinti del valore del bello, anche come antidoto alla crisi economica. Il Censis ha pubblicato un paio di giorni fa le risposte di un campione di italiani alla seguente domanda: su che cosa punterebbe se fosse presidente del consiglio? La cultura è al primo posto nei valori che ci possono aiutare a trovare buoni motivi di orgoglio, per uscire dalla recessione.

    Se tutte le agenzie turistiche promuovono l’Italia all’estero per i suoi monumenti e i siti archeologici, perché non si riescono a mantenere questi beni culturali in uno stato decoroso, e si continua a rimandare i restauri, a non assumere archeologi, e a lasciare che si ricopra di smog e polveri sottili il Colosseo, in attesa di capire se i privati possano partecipare e a quali condizioni ai restauri, almeno i più urgenti? Dobbiamo sospettare che gli italiani siano più avanti della classe dirigente? O è un’altra delle infinite questioni burocratiche in cui tutti i soggetti si rimpallano le responsabilità, e intanto il tempo passa?

    Prendiamo un altro esempio: Pompei, 44 ettari di città romana strappata alla cenere del Vesuvio, e riportata alle intemperie. E’ uno dei siti più visitati del nostro paese, ma è anche – per la natura dei luoghi – un continuo cantiere. Ci lavorano tre operai. L’Unione Europea ha stanziato 105 milioni di euro per la manutenzione straordinaria, e il Ministero ha elaborato un sofisticatissimo piano di interventi, approvato anche dal Consiglio Superiore dei Beni Culturali, che ha istituito una cabina di regia per controllare costantemente lo stato dei luoghi. Tutta questa struttura “insiste” su… tre operai. Ora sono stati assunti anche alcuni archeologi, che però non hanno ancora preso servizio. Ecco: a Pompei, se perderemo i soldi dell’Europa, avremo perso un’occasione forse irripetibile.

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