Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Quante volte vi è capitato di sentire qualcuno che dice: “se vinco mi sistemo!” Il pensiero magico di cambiare la propria vita a partire da una scommessa magari lo abbiamo fatto tutti, almeno una volta. Nei giocatori compulsivi però questo pensiero si mischia all’ansia causata da tutte le vincite mancate, e diventa una miscela pericolosa che si incolla ad ogni momento della giornata, si trasforma in una fissazione e suona dentro la testa una nota continua. La situazione è peggiorata da quando sono diventati legali per decreto i giochi on line. Oggi i virtual games di Stato vengono anche pubblicizzati con appositi spot dove gli ultimi dieci secondi sono dedicati per legge alla raccomandazione obbligatoria “gioca il giusto”.

    Certo, andate a dirlo a un giocatore compulsivo, che oggi può accedere alla sua droga ogni volta che ne ha voglia, perché le proposte gli arrivano direttamente sul telefonino, o attraverso i pop up che compaiono sullo schermo del suo computer appena si collega in rete.

    Chi guadagna da tutto questo? Lo Stato, ma fino a un certo punto. Sei miliardi e mezzo di euro di incassi solo da poker cash e casinò on line dal 18 luglio 2011 ad oggi, secondo dati diffusi dall’erario. La Consulta Nazionale Antiusura però ha pubblicato un’indagine che dimostra – confrontando i ricavi netti – quanto la percentuale erariale della spesa da gioco d’azzardo sia in realtà in calo. Molti di questi giochi sono sottoposti a un’aliquota fiscale tanto bassa da minimizzare gli introiti per lo Stato.

    Chi sono le vittime della nuova forma di gioco d’azzardo? Il marketing si dirige a tutte le fasce d’età e a tutti i sessi; i più deboli e soli, gli anziani, sono i più colpiti. Oggi i giocatori compulsivi accertati sono settecentomila. E rischiano anche di finire nelle mani degli usurai, perché le banche sanno riconoscere un cliente con le caratteristiche di giocatore compulsivo e gli rifiutano ogni forma di credito.

    Si entra su un tavolo da gioco virtuale sempre da soli, e non ci si vergogna di puntare anche cifre consistenti, lontano dallo sguardo di altri giocatori. La solitudine e l’angoscia sono la porta di ingresso nel pensiero magico del gioco compulsivo. Avere qualcuno con cui parlare, e condividere il proprio dolore, è la risposta. Chiedere aiuto è il primo passo. Esistono dei centri specializzati che sperimentano nuove cure per i giocatori compulsivi.  Spesso si trovano negli ospedali, anche se la dipendenza da gioco non è ancora riconosciuta dal servizio sanitario nazionale. Si può curare la depressione, con l’ascolto, e così si impara a controllare la dipendenza, cercando nuove forme di gratificazione. Ma vale la pena di tentare, perché la posta in gioco è alta.

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