Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Da dove viene la carne di maiale che compriamo? Per la maggior parte dall’estero – la sola produzione nazionale non soddisfa la richiesta dei consumatori italiani, perché il maiale costa poco, e viene trasformato in mille modi, tutti molto graditi ai palati nazionali: prosciutti e salami innanzitutto.

    Il punto è che manca una tracciabilità per la carne suina, l’etichettatura non contiene indicazioni sull’origine dell’animale e del prodotto, e i criteri severi di allevamento e macellazione vigenti in Italia non valgono per altri paesi – anche europei.

    Ora, è vero che le regole non bastano, perché poi dovremmo poter verificare quanto tempo passa tra un controllo e l’altro degli ispettori delle Asl nelle nostre aziende, vista la carenza di fondi e quindi di personale. Ma insomma, qualcosa possiamo fare – noi consumatori – per evitare grossolane fregature. Innanzitutto conviene badare a tutti i mille nomi di fantasia come prosciutti di montagna o di collina, che esaltano tipicità non garantite da alcun disciplinare.

    Per scegliere un alimento il più possibile sicuro e controllato dobbiamo imparare la cultura del cibo. I produttori magari non riusciamo a conoscerli personalmente, ma se si riuniscono in un consorzio e sono disposti a rispettare un disciplinare più severo per garantire il loro prodotto, allora proteggono anche il consumatore.

    Ma quanto è giusto pagare una buona carne di maiale? E’ difficile dirlo. L’allevamento ideale, quello coi maiali allo stato brado è raro in Italia a causa della scarsità dei terreni, non abbiamo la stessa disponibilità di territorio della Spagna, famosa nel mondo per il suo jamon. Ma se scegliamo un prodotto a marchio Dop o Igp sappiamo che, a causa del disciplinare più rigido sui luoghi di origine e lavorazione delle carni, costa più di un prosciutto anonimo, e lo stesso vale, a maggior ragione, per i consorzi – Parma, San Daniele, Norcia, per citarne solo alcuni. Perché non cominciare a fare qualche giro nelle aziende, durante una gita in campagna? Accorcerebbe la filiera, e poi migliorerebbe la nostra cultura del mangiare bene, e sano, sempre nei limiti delle nostre possibilità…

    A tutti gli utenti della rete: da domani Fuoritg si arricchisce di una nuova possibilità di contatto con voi. Avremo la prima Videochat. Domani parleremo del rischio amianto nelle nostre città. Avremo ospite in chat, in diretta sul sito del tg3 a partire dalle 13 Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente. Se avete dubbi su residui di amianto nei luoghi dove vivete, scriveteci, ne parleremo in trasmissione ma soprattutto daremo spazio alle vostre domande in chat. A domani!

  • 5 Commenti

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    • Federico Quaranta scrive:

      Ha ragione il telespettatore, Norcia è Igp e quindi l’origine dei maiali può essere anche estera, con gli ultimi 3 mesi di allevamento e successiva macellazione in Italia.

    • Non è il tipo di informazione che mi sarei aspettato dal tg3. Bisognerebbe parlare molto degli allevamenti ma non di sicuro in questo modo, facendo finta che tutto ciò che avviene dentro sia lecito e normale, considerando quegli esseri viventi (che ogni giorno soffrono pene e dolori che a confronto farebbero impallidire qualsiasi inferno mai immaginato) come semplici merci.

    • Davide Paolini scrive:

      Per quanto mi riguarda il mio interevento sulle regioni di provenienza dei maiali non era riferito ai prosciutti Dop bensì al culatello dove la provenienza dei maiali è addirittura ristretta dal disciplinare a due regioni ( ho detto 3 o 4 ) Può darsi che ci sia stato un misundestanding e la mia risposta sia stata intesa come riferita alle dop prosciutti , di cui confermo sono 10 come afferma il telespettatore . Cordialmente

      Davide Paolini

    • Donato Bazzanini scrive:

      Buongiorno.
      Lavoro nel settore (grande distribuzione) e quindi ho seguito con interesse la puntata in questione.
      Una delle mie grandi mancanze, è la consuetudine di dimenticare in fretta i nomi delle persone, quindi mi scuso da subito se indicherò i due ospiti della trasmissione come “Ospite in Studio (O.S.) e “Ospite Collegato” (O.C.).
      Veniamo al perché di questo intervento:
      vi scrivo per far notare che nella trasmissione sono state dette due inesattezze, che potrebbero dar adito ad una informazione incompleta o addirittura sbagliata.
      1- L’ O.S. (che, quando mi è possibile, seguo avidamente nel radiofonico “Decanter”) ha detto che il disciplinare dei prosciutti a marchio, impone l’uso di materia prima nazionale. Quindi scegliendo un prosciutto “di Parma, di S.Daniele o di Norcia” (cit), si può stare tranquilli sulla provenienza e sulla qualità.
      L’errore sta nell’aver citato il prosciutto di Norcia.
      Il prosciutto di Norcia è un IGP, e il disciplinare IGP dice che “almeno una” delle fasi della produzione deve avvenire nel territorio previsto. Di conseguenza il prosciutto di Norcia “può anche” essere prodotto con cosce estere; ciò non significa che sia di qualità scadente, anzi: in ogni dove si può trovare materia prima eccellente oppure scarsa.
      2 – L’O.C. ha ribadito a questo dicendo che il disciplinare DOP è molto rigido in merito, e indica solo 3/4 regioni italiane dalle quali possono provenire i maiali per la produzione dei prosciutti a marchio.
      Qui c’è una imprecisione: sono 10 (dieci) le regioni italiane previste dai disciplinari DOP dalle quali può provenire la carne per produrre Parma, S.Daniele e Carpegna. Un po’ di più per il Modena e per il Veneto di Montagnana.
      Tanto ci tenevo a precisare, e con l’occasione, un grosso in bocca al lupo per il vostro lavoro, e un saluto carissimo.

    • Puntata terribile, è stata una sofferenza seguirla (ma non avevo scelta).
      Si, sono vegetariana….

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