Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Chi è disposto a rischiare per cambiare le cose? Gli imprenditori, i sindacati, la politica, le banche, la Pubblica Amministrazione? Perché qualcosa si dovrà pur fare, qualcosa che ci aiuti a uscire dalla paralisi che impedisce al sistema economico di competere con le economie più forti dell’Unione Europea. Come quella tedesca. I lavoratori italiani sono pagati la metà di quelli tedeschi, il dato è noto dal 2009 e di recente è stato rilanciato e pubblicato dall’Eurostat.

    Se ad esempio un operaio tedesco guadagna 4, il suo collega italiano, stesso lavoro e stessa categoria, prende 2. Perché? Il problema è la scarsa produttività del sistema economico, e su questo la responsabilità si può dividere tra tutte le parti sociali.

    Ci sono le imprese che non innovano e non fanno investimenti, specialmente in tempo di crisi, se un macchinario vecchio funziona non lo sostituiscono, non spendono per la ricerca, e poi ci sono gli aumenti salariali ancora legati all’anzianità, e non alla produttività. Ma poi, che cos’è questa produttività? Perché in Germania un operaio prende il doppio di un suo collega italiano della stessa categoria? E perché viviamo il paradosso di stipendi bassi ma costo del lavoro più alto? Come è possibile che il costo lavoro per unità di prodotto, quello necessario per produrre un bene in Italia è molto cresciuto, più del 20% rispetto a quello tedesco, ma nelle tasche dei lavoratori arriva sempre di meno? Forse perché i beni prodotti in Germania sono mediamente più innovativi e di qualità e si vendono meglio rispetto a quelli italiani, quindi gli stipendi – pur alti – dei lavoratori tedeschi sono compensati dalle vendite.

    Dietro a tutto questo c’è l’idea che una persona impegnata a lavorare e a produrre ricchezza per un’azienda ha un valore, che va difeso e promosso. Per questo in Germania chi viene messo in cassa integrazione resta in azienda a imparare i nuovi processi produttivi, per questo chi viene licenziato ottiene un sussidio e una formazione che lo aiutano a rientrare appena possibile nel mercato del lavoro, per questo chi accetta di aprirsi una partita iva e di mettersi in proprio ha diritto a un’estensione del sussidio.

    Le tasse sono alte anche in Germania, ma esiste un collegamento diretto tra quanto si versa e la voce di spesa pubblica cui sono destinati i soldi dei contribuenti. Ci sono tasse dedicate all’assicurazione sanitaria obbligatoria che vanno a finanziare solo quella, ad esempio. Ma chi aiuta lavoro e impresa? Le banche con il credito? Quali sono i criteri con cui scelgono le imprese da finanziare?

    Le banche tedesche finanziano le imprese che innovano e sostengono il lavoro. Torniamo in Italia e torniamo alla domanda iniziale. Chi è disposto a rischiare per cambiare le cose? Da qualche parte dobbiamo cominciare, per far partire questa crescita, finora soltanto invocata. Possiamo innovare il paese solo a partire da un patto fra tutte le parti in gioco in questa partita. Altrimenti continueremo a perdere contro la Germania.

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