Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • mar22

    1981

    ore17:09

    Il vostro tenore di vita è peggiorato? A cosa state rinunciando? I consumi alimentari, per bevande e tabacco, secondo i dati pubblicati da una ricerca dell’ufficio studi di Intesa San Paolo, sono tornati ai livelli dell’Italia anni ottanta, precisamente al 1981. Ci pensate? Oggi è come trent’anni fa, magari allora si spendeva di meno per mangiare rispetto a quanto si investiva in beni durevoli. E intanto si svalutava la lira per sostenere la vendita dei prodotti nazionali all’estero e si accumulava debito pubblico. Già un decennio più tardi l’Italia rallentava la corsa, fino a fermarsi.

    La crisi economica di oggi è aggravata da uno stallo del sistema-Paese, dove la ricchezza non si ridistribuisce e la società si divide in due: da una parte i garantiti, quelli col reddito assicurato, il posto di lavoro a tempo indeterminato, dall’altra i giovani – che restano tali almeno fino a quarant’anni – schiacciati dalla precarietà dei  contratti e appoggiati per necessità sul welfare familiare. La protezione di questo ammortizzatore sociale tipico dell’Italia è stata anche un’arma a doppio taglio.

    Non vale la pena di rischiare e allontanarsi da casa in cambio di uno stipendio da meno di mille euro, che non ti permette di mantenerti. Quante volte avete sentito ripetere simili affermazioni? Chi ve lo ha detto sicuramente aveva le sue buone ragioni, ma tutta questa rassegnazione che si accumula lungo la penisola finisce per paralizzare il sistema, proprio in quella fascia di età che dovrebbe esprimere la spinta vitale, il futuro. Se i giovani restano il più vicino possibile alle città di origine, se non si muove nulla nel mercato del lavoro, lo stallo italiano continuerà.

    Certo, non crescono i redditi, la disoccupazione aumenta su tutto il territorio nazionale, anche le famiglie sentono di non avere più risorse da investire nel futuro, e quindi il loro sistema di protezione non resisterà a lungo. Aspettiamo le riforme del Governo. Ma saremo pronti a cambiare?

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