Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Quando vi sentite in vena di trasgressioni alimentari, che fate? Un bel fritto di pesce, magari filetti di baccalà, patatine fritte, un fritto all’italiana? A proposito, se si chiama così, vuol dire che è un piatto tipico della nostra tradizione, ma allora è possibile che faccia così male?

    Diciamo che è sconsigliato a chi ha problemi di ulcera, calcoli alla colecisti o gravi patologie pancreatiche o epatiche. Il bruciore di stomaco è un indicatore utile per capire se siamo di fronte a un cibo da evitare. Ma una persona sana può tranquillamente mangiare fritti una volta a settimana, magari con qualche precauzione, che richiede un certo controllo sulla preparazione della frittura, e quindi fa preferire quella fatta in casa.

    Per ottenere il risultato migliore, e anche meno dannoso per la salute, è necessario accorciare i tempi di cottura. Quindi padella di ferro – perché è il migliore conduttore di calore e permette all’olio di riscaldarsi in fretta – e cibi tagliati in pezzi  piccoli  abbastanza da cuocere rapidamente, così staranno il meno possibile nella pentola.

    Si frigge in immersione, più olio c’è e meno se ne assorbe. E subito si forma quella crosticina che rende l’alimento impermeabile a ulteriori assorbimenti di condimento. I migliori fritti utilizzano oli resistenti alle alte temperature, e con un alto punto di fumo – una volta che si supera quello le sostanze dannose rilasciate nella cottura aumentano in modo esponenziale. Va bene l’olio di arachidi – unico consigliato tra quelli di semi, tra l’altro il più caro – ma sopra ogni altro c’è l’olio di oliva, perché si deteriora meno facilmente, tende a produrre meno radicali liberi, e li compensa con antiossidanti. Non aggiungete olio freddo per abbassare la temperatura, che deve rimanere costante.

    La sensazione oleosa che un fritto ci lascia in bocca può essere adeguatamente bilanciata dalla freschezza di un’insalata o di qualsiasi altra verdura cruda. Se ci pensate, è  quello che cerchiamo anche istintivamente, ed è una ottima regola alimentare, le fibre e gli antiossidanti delle crudité ci restituiscono il giusto equilibrio.

    Vi lascio un consiglio per le signore, dalla dottoressa Anna D’Eugenio, medico nutrizionista, nostra ospite oggi a Fuoritg: i fritti mangiateli preferibilmente nei primi quindici giorni del ciclo, sono un aiuto per gli estrogeni e vengono anche metabolizzati meglio dall’organismo.

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