Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Siamo tutti schiacciati dalla recessione, eppure siamo tutti impegnati in un programma di sacrifici dettato dalle esigenze di risanamento del bilancio statale. Dobbiamo pagare tasse più alte, dobbiamo sopportare le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro, per il bene dei giovani. Nessuno si salva dai sacrifici, a parte gli evasori fiscali.

    E le banche? Denunciano uno stato di dissesto finanziario e lo propongono come la causa principale della stretta di credito ad imprese e famiglie. E infatti abbiamo i conti correnti più cari d’Europa. Se avete in mente di comprare casa, e però disponete di un reddito inferiore ai cinquantamila euro all’anno vi potete sognare il prestito di una volta. Nel 2011 i mutui alle famiglie sono calati del 48%, dicono a causa della crisi iniziata nel 2008 e lungi dall’essere finita, e abbiamo almeno un altro anno di recessione davanti secondo il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, ex banchiere.

    Le banche hanno ricevuto quasi mille miliardi di prestito dalla Banca Centrale Europea, li hanno usati per comprare titoli di Stato e per ripianare i loro bilanci zoppicanti, ma non hanno allargato i cordoni della borsa verso le imprese, né verso le famiglie, che nello scorso anno hanno visto calare il credito rispettivamente del 2,4% e dell’1,6%.

    E’ vero che le banche hanno minore liquidità disponibile, ma è vero anche che i grandi istituti di credito nati da fusioni bancarie, fanno scelte dettate da criteri generali, uguali per tutti. Non ci sono considerazioni diverse né trattamenti differenziati per i singoli imprenditori locali, che magari non riescono a rientrare del debito o non possono rispettare le scadenze. Tutti disponibili con i buoni, e severi con i cattivi pagatori. Il tessuto economico del nostro paese, nutrito dalle piccole  e medie imprese a base locale, si scontra con anonimi colossi, insensibili alle esigenze di un singolo proprietario di azienda, o di un piccolo artigiano.

    Ci sono speranze? Ci possiamo aspettare un cambiamento? Le banche non sono istituti benefici, per modificare la loro politica di credito e indirizzarla verso criteri più etici ci vorrebbero regole nuove, imposte per legge. Altrimenti resteremo a invocare invano la crescita, senza alcuna reale speranza.

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