Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • C’è qualcosa che possiamo fare per prevenire l’Alzheimer? E c’è una cura? No, purtroppo possiamo soltanto ritardare la comparsa della malattia, se riusciamo a mantenerci giovani più a lungo. Quanto alla cura, non è che si guarisca dal morbo di Alzheimer. Ma invece sì, esistono le cure per alleviare la sofferenza, e la più importante è l’amore, camminare insieme, mano nella mano. Un ammalato, quando i primi sintomi compaiono, scivola in uno stato di abbandono, e comincia ad oscillare tra depressione e paura, che può diventare aggressività, contro se stesso e gli altri. La  dolcezza e il senso di protezione aiutano i malati a sopportare quello stato di disorientamento, di perdita di sé che la malattia determina.

    Ma le famiglie si ritrovano da sole e hanno difficoltà a gestire la vita quotidiana. Si cercano, si inventano nuovi modi per comunicare, ma per farlo non ci si può affidare solo al proprio istinto, c’è bisogno di essere guidati. E i centri diurni per gli ammalati di Alzheimer sono pochi in Italia. Le associazioni di familiari si organizzano con i volontari, e si difendono con autofinanziamenti. Ma dobbiamo aspettarci anche una maggiore diffusione della malattia in futuro, visto che la popolazione invecchia. E gli scienziati si pongono un periodo di almeno quindici anni di ricerca come orizzonte temporale per trovare una soluzione terapeutica che almeno blocchi il decorso del morbo di Alzheimer.

    Insomma, non ci sono prospettive a breve sul piano terapeutico, e i costi da sopportare nel frattempo sono tanti, psicologici e anche economici per i malati e le loro famiglie. Se avete bisogno di consigli pratici, e anche di riferimenti telefonici – quando si affrontano simili difficoltà, sapere che c’è qualcuno che ti può dare una risposta è vitale – vi lascio la video chat  di oggi, ospite il prof. Marco Trabucchi, presidente della società italiana di Psicogeriatria.

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