Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Si calcola che nel 2020 la probabilità di sviluppare allergie da pollini riguarderà il 50% dei nuovi nati. Sembra una metafora dei nostri tempi. In casa siamo tutti attenti alla pulizia, ci disinfettiamo le mani con i gel antibatterici, spruzziamo gli antiacari, poi però usciamo e veniamo investiti da un’ondata di polveri sottili e agenti inquinanti che trasportano nei nostri polmoni anche virus e batteri, e soprattutto pollini  allergenici.

    Se a questo quadro aggiungiamo anche i cambiamenti climatici che allungano i periodi di fioritura delle piante, capiamo perché un soggetto allergico si può trascinare le infiammazioni alle vie respiratore, con corredo di starnuti e tosse, per una buona metà dell’anno. Esistono soluzioni?

    Si sta già sperimentando la progettazione di aree verdi prive di piante allergeniche – vi suggerisco il sito www.milanoallergyfree.it – e magari a qualcuno venisse in mente di rispettare questo criterio nella realizzazione dei nuovi giardini di ospedali e scuole. Esiste un monitoraggio nazionale dei pollini presenti nell’aria. Non copre tutte le città, ma se volete provare a cercare su internet il sito è www.polnet.it. Ci sono vari istituti e ospedali che se ne occupano, oltre alle agenzie regionali per la protezione ambientale.

    Un soggetto allergico comunque non può certo chiudersi in casa: deve curarsi, per quanto possibile. Dall’allergia non si guarisce, ma il vaccino dà un beneficio clinico. Mentre gli antistaminici, i corticosteroidi e gli altri farmaci che curano il sintomo non servono a ridurre l’infiammazione delle vie respiratorie.

    Che cosa rimborsa il servizio sanitario nazionale? L’antistaminico, se il medico prescrive più di sessanta giorni di terapia. Ma non tutte le regioni prevedono il rimborso dei costi per il vaccino. E così, gli ammalati ricorrono normalmente agli antistaminici e non si vaccinano. Questo però comporta danni a lungo termine, perché l’assunzione di farmaci sintomatici non blocca l’infiammazione. Così, dopo venti o trent’anni, l’apparato respiratorio risulta gravemente danneggiato, e il costo sociale di nuove cure e ricoveri finisce per ripercuotersi su tutta la collettività. Non è un problema da poco, visto che sono dieci-dodici milioni gli italiani allergici ai pollini.

    Oggi abbiamo avuto in chat il Prof. Domenico Schiavino, Direttore del servizio di Allergologia del Policlinico Gemelli di Roma.

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