Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • L’angoscia ha spinto nel vuoto una pensionata di Gela il 3 aprile scorso. Aveva combattuto Nunzia Cannizzaro, con l’aiuto dei figli e di un patronato sindacale, per riavere la pensione che le era stata sospesa dopo la morte di suo marito Giuseppe. Aveva dovuto aspettare sei mesi per ottenere il ripristino, poi però ad aprile l’Inps le ha comunicato un taglio da ottocento a seicento euro perché la somma dei suoi redditi superava la soglia prevista per legge. Oggi i figli di Nunzia chiedono una spiegazione, quella che era stata negata alla loro madre, e chiedono che l’Inps instauri un rapporto più umano con i pensionati.

    I tagli alle pensioni dovuti alle variazioni di reddito sono in vigore da una ventina d’anni, nella loro forma attuale. Oggi però, con la crisi che morde, il carico di tutti i debiti del nostro Paese finisce sulle spalle dei redditi fissi, e certi, quelli più facili da tassare. Così i pensionati devono vedersela con aumenti di ogni tipo: bollette energetiche, carburanti, ma anche trasporti pubblici, e con l’Imu, e ancora con aliquote regionali e comunali. A tutto questo aggiungiamo il taglio delle pensioni per variazioni di reddito – 500/600mila casi all’anno, secondo Inps – e il blocco biennale dell’adeguamento al costo della vita per i pensionati  sopra i 1400 euro al mese, e se pensiamo che anche tutti gli altri comunque non recuperano più del 70% del valore reale ogni anno, insomma capiamo perché l’angoscia si diffonde tra le persone che vivono della loro pensione, o cercano di farlo.

    Allora cosa si fa, quando l’Inps comunica con una lettera un taglio della pensione? Si telefona al call center, i più tecnologici possono collegarsi a internet, tutto questo per scoprire che l’Inps risulta impermeabile alle richieste degli utenti, specialmente se sono fragili e hanno difficoltà di comunicazione come gli anziani, il più delle volte. Restano i patronati sindacali, quelli che devono assistere gratuitamente i pensionati e hanno la competenza per chiedere una sospensiva del provvedimento dell’Inps. Chiedete aiuto, sempre, non spaventatevi: a volte l’Istituto di Previdenza sbaglia i conti, e deve rimborsarvi.

    Certo, rimane l’amarezza di chi ha lavorato una vita e ha sempre versato una parte dei suoi guadagni, e oggi si chiede: ma questo debito pubblico devo pagarlo proprio io?

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