Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • “Non possiamo accettare nessun compromesso con il male”. Questo ha scritto l’Arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, dopo lo scioglimento del consiglio comunale di Racalmuto per infiltrazioni mafiose .

    Come si fa a liberarsi da una mentalità che infiltra il tessuto politico ed economico delle nostre città, sempre più diffusamente, al Sud ma ormai anche al Nord?

    Solo dall’inizio di quest’anno cinque consigli comunali sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Purtroppo la legge non basta, è chiaro che ben prima di arrivare a un commissariamento si manifestano dei segnali del fatto che l’amministrazione locale ha intessuto relazioni con il crimine organizzato.

    C’è la nuova borghesia mafiosa che gode di consulenze professionali ad altissimo livello per riciclare i suoi proventi – soprattutto quelli da traffico di droga – in modo “pulito”, magari prestandoli a imprenditori a corto di credito, in questi tempi di crisi. Ci sono le seconde e terze generazioni di familiari istruiti al punto da farsi eleggere nei consigli comunali, anche grazie alla compravendita di voti e allo scambio di favori.

    La forma complessa di organizzazione della criminalità mafiosa infiltra gli strati sociali, e permea le relazioni politiche, quelle che servono per avere un lasciapassare nell’assegnazione di appalti sui lavori pubblici. Negli strati sociali resi più deboli dalla crisi è difficile scardinare l’idea che la mafia fa girare soldi e crea lavoro. Insomma i commissariamenti servono, ma c’è da combattere una battaglia culturale, perché la mafia non si scioglie con la chiusura dei consigli comunali.

    Allora sì, in questo senso, non possiamo accettare compromessi con il male. La società civile reagisce. E la reazione si esprime in forma di solidarietà ai sindaci calabresi che resistono alla ndrangheta, tra i movimenti di cittadini nati in Sicilia vent’anni fa, dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio, e alcune iniziative cominciano a diffondersi anche al Nord, insieme alla consapevolezza che la mafia non ha confini.

    Resta una domanda. Perché gli amministratori sospettati di collusione con la mafia possono concorrere alle elezioni?

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