Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • L’auto non è più uno status symbol. Ma è per questo che le vendite di automobili in Italia sono crollate, segnando un – 26,7% tra 2010 e 2011? Il mercato esprime la crisi del nostro sistema economico, schiacciato tra il debito pubblico, i vincoli di bilancio europei, e le tasse che si accumulano. Oltre all’aumento dei prezzi delle auto, cresciuti in dieci anni dell’83,3%, ci sono le accise sui carburanti, il bollo, gli ecopass per i centri storici, i costi di manutenzione…

    Insomma, le promozioni che le case automobilistiche rinnovano di mese in mese, non riescono a risollevare le vendite. E la principale azienda automobilistica, la Fiat, delocalizza i suoi impianti. Lo scenario è quello di uno svuotamento progressivo del sistema industriale italiano, che ci fa rischiare una marginalizzazione nel continente dell’Euro.

    Si può invertire questa tendenza? Ci vorrebbero politiche nazionali di sostegno al consumo, meno tasse dunque, e incentivi alle aziende che innovano il prodotto, e lo fanno dentro i confini nazionali. Ma non si vedono segnali di simili politiche in Italia, e neppure in Europa. La Germania, che ha registrato un +8,8% delle vendite di automobili nel 2011, si giova di politiche del lavoro che risalgono al 2005, e che l’hanno resa molto più competitiva a confronto di altri paesi membri dell’Unione.

    E poi, un operaio che produce una macchina deve potersela permettere: ecco, il potere d’acquisto del salario medio di un operaio tedesco rispetto a quello di un suo collega italiano può spiegare almeno in parte il successo delle case automobilistiche tedesche. In Italia, negli anni sessanta, un impiegato di banca poteva comprarsi una Fiat con l’equivalente di un mese di stipendio, un operaio ci metteva magari sei mesi di risparmi, ma alla fine una cinqucento poteva permettersela anche lui.

    Oggi, con l’aumento dei prezzi e i salari fermi, e con l’aggiunta delle tasse, sono sempre di più quelli che scelgono di andare a piedi, o di prendere i mezzi pubblici.

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