Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • La crisi non risparmia nessuno, neppure i francesi. E loro, come reagiscono?Il carattere fiero, l’orgoglio nazionale, la grandeur, che fine hanno fatto? Resistono, nonostante tutto, e resiste anche un sentimento antieuropeo e di difesa del benessere che i francesi hanno conquistato negli anni. Come farà il prossimo presidente, quello che uscirà dalle urne tra pochi giorni, a soddisfare le aspettative dell’elettorato, e al tempo stesso a mantenere il rigore dei conti pubblici richiesto dall’Europa?

    Le promesse elettorali delle ultime battute del ballottaggio Sarkozy-Hollande sono dei fuochi fatui. Svaniranno lunedì prossimo, quando il vincitore della sfida per l’Eliseo si troverà a dover affrontare un debito pubblico che sfiora il 90% del Pil, e uno Stato sociale tra i più costosi e anche tra i più invidiati del continente –  nessun cittadino francese vorrebbe che venisse messo in discussione.

    Il presidente avrà di fronte tre strade: aumentare le tasse, tagliare le spese, o ridurre la protezione sociale. Cosa farà?

    E soprattutto –  ciò che ci riguarda più da vicino – quanto sarà influente il futuro capo dell’Eliseo a Bruxelles, quanto conterà il suo voto sui temi dello sviluppo economico? Molti leader europei, da Monti a Rajoy, sono pronti a combattere la stessa battaglia di Francois Hollande per una maggiore crescita, che passi attraverso misure comuni, europee. Vedremo.

    Intanto voi telespettatori continuate ad avere un’ottima opinione dei nostri vicini francesi. Hanno una maggiore credibilità internazionale, secondo il 73% di quanti hanno risposto ai nostri quesiti su internet. Sarà perché in Francia i servizi pubblici funzionano meglio? Sarà che il potere d’acquisto dei salari è più alto del nostro, anche se la disoccupazione è aumentata? O sarà che noi protestiamo meno dei francesi quando ci cambiano in corsa le regole del gioco – ad esempio in tema di pensioni? Fate voi…

    E comunque, se tutta la credibilità internazionale di Parigi servisse a dare una spinta agli altri governi per uscire dalla crisi economica, allora ben venga la “Douce France” – come cantava Charles Trenet!

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