Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Quante volte vi è capitato di sentir parlare di filiera corta? Ma sapete dove andare a cercarla?

    Certo, potete cominciare a girare per campagne – magari spendete un po’ di più di benzina, ma volete mettere la soddisfazione di conoscere di persona il vostro produttore di carciofi? Insomma…

    Se invece non avete tanto tempo a disposizione, né soldi per il carburante, allora potete farvi un giretto in internet alla ricerca di consorzi agricoli e cooperative: scoprirete che alcuni produttori si sono aggregati per abbattere i costi di distribuzione e commercializzazione, e ne ricavano anche vantaggi burocratici e fiscali. Il prodotto viene venduto direttamente in negozi affittati dai proprietari delle aziende agricole del consorzio saltando i canali tradizionali di distribuzione, oppure, se il gruppo di produttori è forte e organizzato, frutta e verdura arrivano anche nei supermercati, ma con un maggiore potere contrattuale delle aziende di provenienza, quindi con prezzi migliori a parità di qualità.

    Ma l’Italia, che pure produce una quantità di ortofrutta pari a 35 milioni di tonnellate all’anno, arriva a consorziare solo un terzo del prodotto agricolo. Perché? Perché è sempre difficile riuscire a mettere d’accordo due italiani, figuriamoci se di mezzo ci sono i soldi…

    Eppure, se un contadino da solo non ce la fa, unire le sue forze con quelle dei vicini può significare importanti vantaggi, economie di scala: piccole aziende che lavorano insieme si possono permettere investimenti che singolarmente sarebbero stati impensabili, e questo serve a migliorare la produzione. In tempo di crisi, poi, i piccoli rischiano di essere schiacciati dal mercato. E finisce che devono chiudere l’azienda. Stare in società vuol dire non dover sottostare alle richieste del mercato all’ingrosso e selezionare la produzione di ciascuna azienda. E poi, realizzare economie di scala permette  di pagare di più i lavoratori e i mezzi di produzione.

    Ci sono sempre più giovani agricoltori protagonisti di queste forme di aggregazione. Tutto si basa sulla fiducia tra chi lavora insieme. Se il sistema funziona anche i prezzi diminuiscono, e i benefici arrivano, dal produttore al consumatore.

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