Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Passano gli autobus? E’ la frase tipica che potete sentire praticamente a ogni fermata dell’Atac, l’azienda di trasporto pubblico della capitale. E’ diventato quasi un intercalare romanesco, perché la frequenza delle corse è un’ipotesi, nonostante le previsioni ottimistiche delle paline elettroniche, e poi lo stato degli automezzi è quello che è, e quando il caldo si fa sentire, stare in piedi in un pullman affollato e sporco non è certo un piacere.

    Ecco, in questa situazione l’azienda di trasporto pubblico ha aumentato il costo dei biglietti da un euro a uno e cinquanta, e, a parziale compensazione, ha prolungato la durata del viaggio da settantacinque a cento minuti. Ma se le corse sono rarefatte, che guadagno è?

    Insomma, hanno una serie di buoni motivi per protestare i cittadini romani, che si sentono presi in giro: se un servizio costa di più allora deve essere di qualità superiore. Invece si invoca sempre il solito problema: i tagli dei trasferimenti agli enti locali vogliono dire minori investimenti, per questo la qualità del servizio peggiora, ma siccome non ci sono i soldi per far circolare i mezzi, allora bisogna chiedere un sacrificio agli utenti. Perché paghiamo sempre noi cittadini? Si può spezzare questo circolo vizioso, c’è una via d’uscita?

    C’è, ma è difficile da praticare, significherebbe sorvegliare la gestione dei trasporti pubblici con un management agile e una forza lavoro efficiente, controllare il rispetto dei percorsi privilegiati, tipo corsie preferenziali per gli autobus, con sanzioni severe per chiunque le violi. Invece l’impressione è che manchi una visione generale nella politica dei trasporti, un progetto che vada oltre il singolo problema e consideri i tempi di città complesse come Roma, Milano, Napoli e Palermo, guardando alla gestione dei servizi in modo più umano.

    Oggi gli spostamenti tra periferia e centro, casa e lavoro, e tutti i tempi intermedi, tipo accompagnare e andare a riprendere i figli a scuola, sono diventati il tormento della vita quotidiana delle persone normali. E col tempo le periferie si allontanano sempre più fino a staccarsi dal cuore delle città, con i conseguenti problemi di disagio sociale. E con questi dovremo fare i conti, domani.

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