Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Perché è così difficile trovare i siti dove realizzare le nuove discariche? Diciamo così: pensate che domattina scavino un’enorme buca a cento metri da casa vostra, e comincino a buttare lì dentro i rifiuti di tutta la città. Ecco, il punto è che una discarica non la vuole nessuno, perché inquina, rende l’aria irrespirabile, fa male alle persone. Tra l’altro anche le case, qualora si tentasse di venderle, perderebbero valore sul mercato immobiliare.

    Questo dicono i cittadini di Riano Flaminio, a Nord di Roma: lottano da mesi contro la discarica, e sono particolarmente agguerriti da quando il commissario prefettizio Goffredo Sottile ha annunciato che sarà proprio Pian dell’Olmo il sito prescelto. E che entrerà in vigore da subito. Vedremo.

    Cambiamo domanda: è proprio necessario fare un’altra discarica? A Roma c’è Malagrotta, che lavora al di fuori delle regole dell’Unione Europea, continuando a stoccare il “tale e quale” ovvero la spazzatura indifferenziata che ciascuno getta nel cassonetto, senza pretrattarla, come la legge vorrebbe. Per questo quando passiamo da quelle parti respiriamo il puzzo della decomposizione dei rifiuti, per questo siamo stati già messi in mora dall’Unione Europea.

    Ma la verità è che in Italia praticamente tutte le discariche ancora funzionanti mettono insieme rifiuti trattati e non trattati. Perché non c’è un progetto politico a lunga scadenza, non c’è interesse a smaltire correttamente, e spesso agli amministratori manca il coraggio di aprirsi alle nuove tecniche di recupero e riciclo, che pure possono dare risultati certi, anche in tempi brevi. In passato a Milano sono state superate le emergenze raccogliendo i rifiuti porta a porta. I cittadini collaborano se sono messi nelle condizioni di farlo.

    Allora cambiamo ancora domanda: fino a quando continueremo così? E ancora: cosa faremo quando le materie prime finiranno, sotto la spinta delle economie di Paesi emergenti, già fortemente industrializzati come Cina e India? L’Europa ha scelto la via del recupero, del riutilizzo, del riciclo e prima ancora della riduzione dei rifiuti, per salvare risorse necessarie in futuro alla sopravvivenza delle industrie del Vecchio Continente. Ma noi ce la prendiamo comoda…

    In Italia c’è un testo unico sullo smaltimento dei rifiuti che fissa nel 65% la quota di recupero da raccolta differenziata. Non è solo una regola a tutela dell’ambiente, ma diventa anche un vantaggio per le casse dei vari comuni, che possono rivendere ai consorzi i materiali recuperati dal cassonetto. Già lo fanno, anche se non abbastanza. Altrimenti ce ne accorgeremmo, vedremmo ridursi anche la nostra tassa sui rifiuti. Perché, come tutti i disservizi, un cattivo smaltimento costa, e la spazzatura prodotta pesa anche sulle nostre tasche.

  • Un commento

    WP_Modern_Notepad
    • Enza Raso scrive:

      Se in chiusura non fosse stato detto che i danni alla salute provocati dagli incenritori non sono ancora chiari, sarebbe stato un ottimo servizio. La denuncia scritta dai medici emiliani (solo uno dei tanti documenti di denuncia pubblici che si possono facilmente reperire in rete) è circostanziata da dati e numeri più che chiari e che non lasciano ombra di dubbio. E’ un vero peccato aver chiuso il servizio con questa affermazione che offende tutti coloro che già si sono ammalati e che si ammaleranno a causa delle nanopatologie.

    Scrivi un commento

    Nota: La moderazion e dei commenti è attiva. Questo potrebbe ritardare la pubblicazione del commento.
  • Twitter

  • RSS

  • YouTube

  • Facebook

  • Podcast

  • Sondaggi

Calendario