Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Il sole fa bene. No, fa male. Quante ne avete sentite negli ultimi anni? I giornali pubblicano ogni estate nuove ricerche, che spesso aumentano la confusione nella mente dei lettori. Ma una cosa è certa. La potete constatare sulle spiagge italiane, sin dall’inizio della stagione. E’ aumentata la sensibilità delle persone rispetto ai danni provocati da un’eccessiva esposizione al sole. Gli irriducibili dell’abbronzatura selvaggia resistono, ma non sono la maggioranza.

    Ora, il sole aiuta a fissare la vitamina D, fa bene alle ossa, e questo ormai lo sappiamo. Ma quando i raggi hanno effetto proprio sul Dna, cioè tra le 12 e le 16, la nostra pelle è esposta al rischio delle scottature – un eritema è considerato scottatura di primo grado – e anche al melanoma, fra i tumori della pelle quello più aggressivo, e che induce più metastasi.

    Esiste una correlazione tra questo cancro e l’esposizione al sole. I soggetti più a rischio sono quelli che hanno una familiarità, ovvero una probabilità di ammalarsi dieci volte superiore alla media, perché tra i congiunti di primo grado qualcuno ha contratto il melanoma. L’età media si sta abbassando, ora ci si ammala intorno ai 40 anni. A giudicare dalle statistiche sono più colpiti i soggetti di pelle chiara, e che tendono a formare molti nei, ma l’indiziato principale tra le possibili cause di melanoma resta il sole. Tutti i raggi, sia Uva che Uvb, sono pericolosi se non ci si espone all’ora giusta e con le dovute protezioni. Quali?

    Partiamo dal presupposto che la copertura totale non esiste, e poi è meglio fidarsi di etichette semplici: l’Unione Europea ha dettato le regole alcuni anni fa, protezione alta-media-bassa sono le indicazioni generali, il resto è pubblicità. Comunque sono preferibili i filtri fisici, quelli a base di biossido di titanio o di zinco. Su quelli chimici c’è qualche perplessità. Meglio non adoperarli su bambini fino ai tre anni – consigliano i dermatologi.  Gli errori di gioventù si pagano col tempo. Tra l’altro l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha pubblicato uno studio che mette in relazione l’esposizione regolare alle lampade solari UVA prima dei trent’anni con un aumento del 75% del rischio di melanoma.

    Come si fa la prevenzione? Una volta all’anno controllo dei nei dal dermatologo, tra una visita e l’altra seguite la regola ABCDE: osservate Asimmetrie, Bordi, Colore, Dimensione, Evoluzione nel tempo dei nei.  Se due di questi parametri si modificano, tornate dallo specialista per togliervi ogni dubbio.

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