Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • E va bene, allora paghiamo. Ma come? Con la confusione tipica italiana, dove in banca si fa la fila per consegnare l’F24, e poi si arriva allo sportello per sentirsi contestare la mancata compilazione di tutte le caselle, anche quelle che al Caf ci avevano detto di non riempire.

    Insomma, a pochi giorni dalla scadenza – senza sapere con certezza se ci sarà un rinvio, pare di no – siamo nel panico da Imu.

    Avevamo dimenticato tutto sulla rendita catastale del nostro appartamento, e magari invece l’avevamo già inserita nelle denunce dei redditi. Ci affolliamo a far la coda in banca o alla posta, mentre sarebbe inutile. Basta avere un conto corrente on line e si paga da casa, tranquillamente.

    Il vero problema è che non ci sono soldi, e l’Imu piove sul bagnato dei nostri conti correnti già in affanno. Comunque siamo in estate, per adesso dobbiamo pagare solo la prima rata, e per la seconda ci sarà tempo in autunno. Quando probabilmente aumenteranno anche le aliquote Iva. Ma per ora meglio non pensarci,  un salasso alla volta!

    Se avete bisogno di consigli pratici, c’è la nostra videochat…

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  • 4 Commenti

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    • mdemedici scrive:

      Anche per lei, Nicola, abbiamo interpellato Franco Galvanini, Caf Cisl, e ci ha risposto così:

      La norma prevede che l’abitazione principale:
      – deve essere costituita da una sola unità immobiliare iscritta o iscrivibile in catasto.

      – va intesa come l’immobile nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente (condizioni che devono coesistere);

      – nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, l’aliquota e la detrazione per l’abitazione principale e per le relative pertinenze devono essere uniche per nucleo familiare indipendentemente dalla dimora abituale e dalla residenza anagrafica dei rispettivi componenti. Lo scopo della norma è quello di evitare comportamenti elusivi in ordine all’applicazione delle agevolazioni per l’abitazione principale, e, quindi, la norma deve essere interpretata in senso restrittivo.
      Va segnalato, tuttavia, che il legislatore non ha stabilito la medesima limitazione nel caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in comuni diversi, “poiché in tale ipotesi il rischio di elusione della norma è bilanciato da effettive necessità di dover trasferire la residenza anagrafica e la dimora abituale in un altro comune, ad esempio, per esigenze lavorative”.
      Alla luce di quanto premesso, qualora la madre risieda effettivamente e dimori abitualmente a Roma, si dovrà, in sede di primo acconto, procedere nel modo seguente:
      – la madre potrà considerare abitazione principale l’immobile di Roma e di conseguenza calcolerà l’imposta da versare prendendo a riferimento il 50% dell’aliquota prevista per tale fattispecie (4 x mille) godendo, nel contempo, della detrazione spettante pari a 100 euro (200 euro su base annua);
      – la madre dovrà poi calcolare l’IMU sull’immobile di Napoli per la quota di cui è comproprietaria applicando il 50% dell’aliquota ordinaria (seconda casa) pari al 7,6 per mille;
      – Il padre se residente ed effettivamente dimorante a Napoli, per la quota di cui è comproprietario, calcolerà l’imposta da versare prendendo a riferimento il 50% dell’aliquota prevista per tale fattispecie (4 x mille) godendo, nel contempo, della detrazione spettante pari a 100 euro (200 euro su base annua).

    • mdemedici scrive:

      Cara Luisa, ecco la risposta del nostro esperto, Franco Galvanini del Caf Cisl:

      Per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, qualora l’inagibilità o l’inabitabilità sia accertata dall’ufficio tecnico comunale con perizia a carico del proprietario o in alternativa in presenza di dichiarazione sostitutiva, la norma prevede la riduzione della base imponibile al 50%.
      L’esenzione totale dall’imposta è prevista “fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati stessi”:
      – per gli immobili ubicati nelle zone colpite dal sisma del 6 aprile 2009 (sisma che ha colpito L’Aquila e altri comuni abruzzesi), purché distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero in quanto inagibili totalmente o parzialmente, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’imposta sul reddito delle società, fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati medesimi. I fabbricati di cui al periodo precedente sono, altresì, esenti dall’applicazione dell’imposta municipale propria;

      – per gli immobili ubicati nelle zone colpite dal sisma del 20 e 29 maggio in Emilia Romagna.

    • Luisa T. scrive:

      Gentile Dottoressa De Medici,
      Sono Luisa e scrivo dalla provincia di Napoli. Ieri non ho fatto in tempo a porre il mio quesito nella videochat sull’Imu, tuttavia spero di poter ricevere una risposta al mio problema.

      Ho ereditato una porzione di fabbricato danneggiato e reso inagibile dai terremoti del novembre 1980 e febbraio 1981. Per tale fabricato furono emesse ordinanze di sgombero da parte del Comune e , ad oggi, esso resta inagibile e inabitabile. Vorrei sapere se per questo fabbricato sono tenuta a pagare comunque l’ IMU.

      Vi ringrazio dell’attenzione prestatami,
      Cordialmente
      Luisa

    • Mia madre è residente nell’appartamento di cui è proprietaria a Roma. Ma è comproprietaria con mio padre di un appartamento in provincia di Napoli in cui vive lui. Quale dei due deve essere per lei considerato primo immobile e quale secondo immobile?

      Ringrazio anticipatamente per la risposta
      Nicola

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