Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Che fine ha fatto il nostro paesaggio? È stato cementificato, soprattutto lungo la costa. Rimane al riparo dagli scempi solo il 30% dei mitici ottomila chilometri di litorali italiani.

    Il paradosso è che si continua a costruire, casette alveare vista mare sui promontori, villette a schiera lungo la costa. Questo significa che l’erosione, causata dal prelevamento della sabbia dal greto dei fiumi, procede ai soliti ritmi, quelli che potete verificare personalmente se tornate sulla stessa spiaggia dell’anno scorso, e la trovate più corta di un metro.

    E la speculazione edilizia non viene scoraggiata neppure dalla crisi del mercato immobiliare, le case nuove restano invendute, per  non parlare dei cantieri abbandonati, fermi a metà, causa sigilli antiabusivismo o fuga degli operai irregolari durante una visita dell’ispettorato del lavoro. Insomma c’è di tutto, questo è oggi il nostro paesaggio nazionale. Servono sanzioni più severe? Magari sì, ma c’è bisogno di un cambiamento di mentalità. In relativamente pochi anni abbiamo visto passare una serie di tre condoni edilizi. E se invece cambiassimo prospettiva, applicando al paesaggio la stessa logica di riduzione degli sprechi che dovrebbe valere anche per lo smaltimento di quello che gettiamo nel cassonetto?

    Abbiamo chiesto il vostro parere, e vi siete espressi in modo netto: siete all’85% a favore dell’abbattimento delle costruzioni che deturpano il paesaggio. La notizia purtroppo è che alle  demolizioni di ecomostri – celebrate come conquiste ambientali – negli ultimi anni non è seguita quasi mai una vera riparazione dei danni da cemento nelle aree liberate dai palazzi. Spesso i cantieri si sono fermati, per mancanza di autorizzazioni, di fondi o di volontà di rivalutare le aree. Insomma, si fanno i conti con la solita discontinuità delle politiche italiane.

    Torniamo alla logica del riuso. Quello che ormai è stato costruito e magari giace abbandonato lungo le  coste  in qualche caso si può riutilizzare, con una nuova destinazione d’uso. Se invece si demolisce un edificio abusivo è necessario progettare alternative di recupero – realizzabili.

    Nessun turista vuole trovarsi immerso in un paesaggio deturpato dal cemento. E infatti le prenotazioni crollano nelle regioni dove le regole sono state sistematicamente ignorate negli ultimi cinquant’anni. Se le coste sono in queste condizioni, anche i depuratori possono fare poco, l’habitat marino è compromesso, e non ci consola sapere che la nostra spiaggia è in una zona definita balneabile, perché non significa che la qualità dell’ambiente sia migliorata. Fate un tuffo, poi voltatevi indietro e guardate lo skyline: quante case in più ci sono rispetto allo scorso anno?

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