Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Aumentano i prezzi dei cereali, le ripercussioni sull’economia mondiale sono difficili da prevedere, gli Stati Uniti hanno già lanciato l’allarme – temono le conseguenze finanziarie dell’impennata del mercato alimentare – ma una cosa è certa: sono i poveri del mondo a fare le spese della siccità di questa estate.

    Non tanto i paesi che fino a qualche anno fa potevamo ancora chiamare “emergenti”. Cina, India e Brasile oggi dettano le regole della concorrenza globale. Qualora non riescano con la produzione interna a soddisfare il fabbisogno alimentare nazionale, e siano costretti a importare a caro prezzo, alla fine troveranno le risorse per sfamare la popolazione.

    Invece, pensate a quegli stati sub sahariani, che ogni anno perdono terreni coltivabili a causa del riscaldamento globale, e si reggono in piedi grazie alla stampella degli aiuti internazionali: oggi rischiano di finire schiacciati dal peso dei rincari dei cereali. Quante vite umane si perderanno a causa della siccità?

    E anche da noi, che pure non corriamo rischi estremi, la scarsità d’acqua e il caldo degli ultimi due mesi hanno innescato un’onda lunga, che colpisce per prima l’agricoltura, distrugge parte dei raccolti, e poi, a partire dal raddoppio del prezzo del grano propaga i suoi effetti su tutti i generi di consumo primario, passando per energia e trasporti, e in ultima analisi si riflette sul bilancio domestico di ciascuno, con effetti variamente apprezzabili a seconda delle condizioni di partenza, del reddito insomma. E’ inutile fare classifiche: saranno gli ultimi, i più deboli, a subire le conseguenze peggiori. L’acqua è segno della vita. E quest’estate è mancata troppo.

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