Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Quale futuro si dipinge per tutti quelli che già oggi faticano a trovare un lavoro? Secondo l’82% di voi telespettatori le nuove regole della riforma Fornero hanno complicato le assunzioni. Magari le garanzie verranno dopo, ma molti non hanno tempo di aspettare. I lavoratori sotto contratto a tempo determinato sono costretti a rispettare pause più lunghe, e nessuno garantisce che vengano richiamati in futuro, poi ci sono altri contratti, non proprio regolari, nascosti fra le pieghe delle riforma del mercato del lavoro, nati in seguito alle deroghe introdotte nella legge, o in altri provvedimenti successivi.

    Prendete, ad esempio, il caso del commercio. Le commesse che hanno firmato un contratto di associazione in partecipazione – che le trasforma in soci dell’impresa commerciale – oggi sono sottoposte a una certificazione da parte di un ente esterno, che però può risultare un atto solo formale, perché magari su un foglio a parte sono state convinte a firmare la rinuncia a qualsiasi compenso aggiuntivo – compresi eventuali utili del fatturato. Il ricatto non scritto è il mancato rinnovo del contratto.

    Non è la riforma a creare nuovi posti di lavoro, ma lo sforzo di regolare meglio i rapporti in essere, non sembra sia stato un successo. Inoltre, in Italia sono troppe le persone scoraggiate, che non cercano un lavoro anche se non studiano né frequentano corsi di formazione. Insomma, niente sembra riuscire a scalfire la condizione di inattività, che nel nostro paese supera di parecchio le cifre ufficiali sulla disoccupazione.

    Ci sono donne, madri che rinunciano a lavoretti precari per non dover pagare una babysitter che si prenda cura dei loro bambini, e vivono la disoccupazione come una strada senza uscita. Poi ci sono cassintegrati a zero ore. Alcune fonti parlano di quattro milioni di persone in tutto, ferme, improduttive, paralizzate dalla mancanza di prospettive. E ora, ecco, chiediamoci: perché l’Italia non cresce?

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  • Un commento

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    • andrea masala scrive:

      Io auspico che la p. iva sia attribuita a tutti fin dalla nascita, come il c. f. Tutti imprenditori di se stessi, ognuno offre, in libera concorrenza, quello che sa fare, fatturando il proprio prodotto e pagandosi in proprio ciò che deve. Si mette, in sostanza, sul mercato da imprenditore alla ricerca del lavoro. Liberamente e legalmente si potrebbe fare concorrenza a chi ha il lavoro fisso (e poveretto non può evadere nulla tranne il secondo o terzo lavoro), così, a suon di ribassi. Ad esempio il tartassato dal fisco senza prospettive per il proprio lavoro, potrebbe concorrere al posto che in quel momento occupa chi lo inquisisce, il quale, fa finta che fuori sia pieno zeppo di lavoro e che solo per capriccio, ad esempio l’artigiano, non vuol pagare per quello che non ha prodotto. Sarebbe bello un mondo dove non ci sono più i padroni e gli sfruttati, pensate alla nobiltà del sistema, tutti arbitri del proprio destino, non come oggi che i dipendenti lottano contro i soprusi dei datori di lavoro ma, poi, smaniano e concorrono con tutti i mezzi perchè qualcuno se li compri! Naturalmente questa è una provocazione, ma spero che faccia riflettere. Gli Agnelli non sono pochi, e i disonesti uguale, ma la stragrande maggioranza è costituita da persone che spesso nella realtà hanno veramente meno dei loro dipendenti, se non i problemi.

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