Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Li chiamano eccessi di capacità produttiva. Sono oltre ventimila persone delle fabbriche Fiat Auto Italia. E ottantamila dell’indotto. Alcuni sono in cassa integrazione –  gli stabilimenti lavorano al disotto delle rispettive potenzialità. Adesso si parla di salvare tutti i posti di lavoro, ma non si sa come. Potenziando investimenti ed esportazioni, ma dal 2014. E fino ad allora, cosa succederà?

    Che ne sarà dei cassintegrati di Pomigliano, che “scadranno” a luglio 2013?

    Stasera il Governo incontrerà i sindacati, sembra poco più di una formalità. Da una parte del tavolo siederanno quelli che chiedono di salvare il lavoro, e di fare subito investimenti, dall’altra parte risponderanno i tecnici che sono alla ricerca di fondi per finanziare l’export, unica possibile via d’uscita – così ci è stato detto – dalla stagnante realtà delle vendite del settore auto in Europa.

    C’è qualcosa che non ci dicono? Probabilmente sì. C’è la possibilità di chiusura di uno o forse più stabilimenti, nel giro di pochi anni. Ma la Fiat sta bene, così dice l’Ad Sergio Marchionne. Ha avuto utili, ha qualche soldo da parte insomma, e potrebbe investirlo per fare auto nuove, magari competitive. Ma sembra che non sia ancora il momento, per il rilancio si deve superare la fase negativa della recessione.

    Si poteva correre ai ripari prima di arrivare al punto in cui siamo oggi? La risposta a questa domanda non si può improvvisare. Non siamo tutti potenziali Ad di Fiat auto, ma leggiamo i dati sulle vendite, e parlano di crisi profonda sul mercato europeo per l’azienda torinese. A proposito, per quanto ancora la potremo definite così: Fabbrica Italiana Automobili Torino?

    Lo abbiamo chiesto a voi, telespettatori di Fuoritg, e in maggioranza ci avete risposto che Fiat sarà sempre più americana. In genere ci azzeccate….

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