Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Lo hanno chiamato disegno di legge “salva-suolo”. Il Governo lo ha varato, e adesso naviga nel lungo iter parlamentare, che difficilmente si concluderà entro la fine della legislatura.

    Ma i comuni sono già allarmati, e ne hanno ben donde: il provvedimento scardina l’automatismo che ha funzionato negli ultimi quindici anni: la possibilità di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente. Vuol dire che oggi le amministrazioni prendono i soldi versati dai costruttori in cambio di una licenza edilizia e li usano per pagare trasporti e altri servizi di pubblica utilità, in ultima analisi li impiegano per fronteggiare gli annosi deficit di bilancio, che li affliggono endemicamente da quando lo Stato ha tagliato le quote di trasferimenti agli enti locali.

    Non possiamo prevedere i tempi di approvazione del provvedimento, che comunque, una volta divenuto legge, ha bisogno dei decreti attuativi, per stabilire chi-fa-cosa, in sostanza a chi viene assegnata la responsabilità dell’applicazione del nuovo regime.

    Anche se la barchetta varata dal Governo si dovesse arenare nelle secche di Montecitorio e Palazzo Madama, resterà il principio. Certo, ci vorrà un nuovo provvedimento, che seguirà un nuovo iter legislativo, ma una strada è stata tracciata, per la difesa del suolo. Ed è già importante questo, in un paese che ogni giorno trasforma circa 50 ettari di terreno agricolo in case, capannoni, strade, svincoli, bretelle…

    La filosofia del riuso, del recupero dei vecchi edifici, potrebbe diventare conveniente per tutti: enti locali, costruttori e imprenditori. Ma soprattutto per la collettività. Perché sul lungo periodo più cemento vuol dire maggiori rischi di frane e inondazioni per il territorio difficile della nostra penisola. E quindi maggiori costi di ricostruzione e bonifica delle zone danneggiate, per non citare il rischio di vite umane. A furia di parlarne…..

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