Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Chi difende i diritti delle parti deboli in un contratto tra un consumatore e un’impresa? Da oggi,  oltre al giudice civile c’è l’Antitrust, l’organismo che regola la concorrenza. Beh, è una buona notizia, siamo contenti di sapere che qualcuno prende le nostre difese…

    Ma di cosa si tratta esattamente, e soprattutto quali poteri nuovi sono in campo per evitare soprusi e vessazioni da parte delle aziende?

    Intanto, parliamo soprattutto di contratti di massa, ovvero di quei formulari prestampati che tutti ci chiedono di firmare come se li avessimo letti – e noi li dovremmo leggere davvero, prima di prendere impegni con aziende che ci vendono beni o servizi.

    Qualche esempio: pacchetti di viaggi o vacanze, compravendita di case o terreni, carte di credito rateali revolving, e poi contratti di telefonia, assicurazione, e tanti altri. Ci vengono presentati diversi fogli, divisi magari in varie sezioni. Ecco, la clausola vessatoria dovrebbe essere in evidenza, un paragrafo a parte da firmare separatamente. Ogni volta che il cliente ha firmato clausole vessatorie – cioè ingiustamente onerose – può trovarsi con le spalle al muro, se qualcosa va storto, dalla rata non versata alla impossibilità di partire per un viaggio già prenotato e pagato…

    Nei casi in cui non si arriva a una conciliazione delle posizioni opposte si dovrà finire comunque davanti a un giudice civile, che resta l’unico competente a dirimere la controversia e stabilire eventuali sanzioni a carico di chi impone clausole vessatorie al cliente. Ciò che è nuovo nei poteri dell’Autorità garante della concorrenza è la cosiddetta moral suasion, cioè l’iniziativa dell’Antitrust che può invitare l’azienda in questione a rimuovere la clausola dal contratto.

    Le uniche sanzioni che l’Autorità può comminare riguardano l’obbligo del colpevole – professionista o azienda – a dare pubblicità alla prassi vessatoria nei confronti del cliente, e alla condanna subita. Insomma, è tutta una questione di reputazione. La norma mira a scoraggiare le politiche furbesche e scorrette nei confronti dei consumatori, prima ancora che i contratti vengano predisposti dalle aziende.

    Chi non ha voglia di cattiva pubblicità dovrà stare più attento…

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