Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Stamm’ sotto ‘o cielo. Così si dice a Napoli per intendere che nulla è prevedibile, e il nostro destino si gioca lontano dalle umane possibilità di controllo. Forse questo atteggiamento fatalista nasce anche dal patrimonio genetico ereditato dalla terra vulcanica del golfo partenopeo, dove tutto potrebbe essere sommerso da cenere e lapilli, come nell’antica Pompei.

    Perché il Vesuvio, anche se dorme, resta sempre un vulcano, tanto è vero che un osservatorio registra giorno e notte le variazioni nei segnali premonitori di terremoti ed eruzioni.

    Recentemente la porzione di territorio considerata a rischio è stata estesa ad altri sei comuni della cintura vesuviana, arriva a comprendere anche tre municipi napoletani, i rioni Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio, nell’area orientale della città.

    La zona rossa è suddivisa in due livelli di pericolosità. Oggi si calcola che in caso di eruzione 600 mila persone avrebbero la cenere sui tetti, il peso dei lapilli potrebbe schiacciare le coperture degli edifici, quelli della zona rossa 2, mentre gli abitanti della fascia 1 sarebbero raggiunti in misura minore dalle ceneri del vulcano.

    Vi ricordate? Qualche anno fa si parlò di sgomberare gli edifici, incentivando i proprietari con una rivalutazione delle loro case, e consentendo di costruire altrove, con autorizzazione a una cubatura maggiore. Ecco, non è servito a nulla. La parte più difficile resta la comunicazione agli abitanti delle zone a rischio, tra le più popolose e urbanisticamente disordinate della provincia di Napoli.

    E poi, se l’eruzione arriva? Certo, ci saranno segni premonitori, scosse sismiche, la lava ci metterà un certo tempo a percorrere l’interno dell’imbuto vulcanico, ma alla fine bisognerà comunque scappare.

    E allora? Stamm’ sott’o cielo…

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