Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Ogni generalizzazione risulta insoddisfacente, i dati statistici si prestano a letture differenti. Per analizzare un fenomeno sociale sono necessari molti anni di distanza dalle prime manifestazioni di cambiamento… e infatti gli ultimi dati pubblicati dal Centro Universitario Nazionale sono già stati interpretati in un modo e nell’altro, dando origine a letture quasi opposte.

    La notizia è il calo delle iscrizioni all’università, nell’ultimo decennio sono andate perdute cinquantottomila matricole.

    Certo, c’è stata la riforma del 3+2, che ha indotto dieci anni fa molti entusiasti a iscriversi al corso triennale, poi c’è stato il disorientamento, e si deve considerare anche il calo demografico.

    Va bene, allora diciamo che la diminuzione delle iscrizioni non è poi così tanto allarmante. Anche perché il rapporto numerico studenti-docenti resta ancora molto alto rispetto alla media europea, dato che non si fanno i concorsi e non si assumono nuovi professori.

    Ma non c’è solo la questione del calo di nuovi iscritti, tra i motivi di apprensione: il principale è la disoccupazione, al 36.6% tra i giovani secondo i dati Istat di dicembre. E paradossalmente le università producono laureati disoccupati, mentre le imprese continuano a richiedere invano ingegneri, economisti, statistici, e anche medici… sembra incredibile! A questo punto del ragionamento si arriva a dire che servono orientamento professionale, più collegamenti tra università e imprese, ricercatori che lavorino nei settori produttivi delle eccellenze nazionali…

    E la ricerca libera, quella finanziata da tutti noi, e che potrebbe anche avvalersi di fondi europei – a saperli reperire – e arrivare a produrre innovazione, quella che serve al paese per accelerare il processo di uscita dalla crisi?… i soldi scarseggiano, gli studenti meritevoli che riescono ad avere una borsa di studio di cinquemila euro all’anno – al massimo! – sono pochissimi, perché mancano i fondi. Del resto, nell’istruzione non si investe in tempo di crisi, perché nessuno guarda all’orizzonte di medio-lungo periodo, tutti rincorrono le emergenze del momento.

    Che dire? Peccato, per il nostro futuro…

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