Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Siamo alle solite. Le regole ci sono, ma non sempre vengono applicate, e soprattutto accade che i controlli non siano così frequenti e rigorosi, almeno non in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

    Ora, si sa che quando si tratta di cibo, noi italiani siamo tra i migliori del continente, ma questo non vuol dire che nessuna azienda nazionale abbia delocalizzato una parte della produzione, o soprattutto una parte dei rifornimenti delle materie prime…

    Prendiamo il caso della carne di cavallo venduta da una società francese  (con stabilimenti in Lussemburgo) alla britannica Findus, che la usava come ingrediente di lasagne e hamburger, dichiarandola carne di manzo.

    E’ stato un scandalo, scoperto e denunciato in Gran Bretagna: la carne di cavallo arrivava dall’Est Europa, Romania, dove è molto abbondante e a buon mercato, commissionata da società con sede tra Cipro e Olanda, passava in Lussemburgo nelle mani della ditta francese, e arrivava in Gran Bretagna, pronta per essere confezionata.

    Quindi il punto è: quanto vengono applicate le regole, per quanto severe possano essere? Le aziende che acquistano non possono ignorare cosa c’è nelle partite di carne che arrivano negli stabilimenti dall’estero, e vengono confezionate, o addirittura trasformate, per finire come ingredienti di prodotti di quarta o quinta gamma. Un fornitore internazionale di materia prima rischia di estendere il “contagio” della frode alimentare in altri luoghi del continente….

    La responsabilità oggettiva è delle aziende che confezionano e mettono in vendita il prodotto finito. E infatti in Italia la Nestlè si è autodenunciata e ha ritirato alcuni prodotti che contenevano percentuali non dichiarate, e superiori all’1%, di carne di cavallo.

    E poi, una cosa è la frode alimentare, un’altra è la sicurezza. La legge proibisce l’uso di farmaci nei cavalli destinati all’alimentazione umana, ma quelli rumeni che origine avevano? Erano animali da allevamento, o ex corridori?

    E a noi, consumatori sprovveduti, cosa rimane da fare? Possiamo certo leggere l’etichetta, ma non c’è scritto molto… resta la fiducia, nelle produzioni italiane vere, ma bisogna conoscere i produttori, o preferire i consorzi con disciplinare rigido, perché il nostro paese importa la maggior parte delle materie prime per l’industria alimentare, e questo, tra l’altro, ci dà la misura dell’impoverimento dell’agricoltura e dell’allevamento italiani….

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