Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Qualcosa sta accadendo. Mentre ci lamentiamo delle emissioni eccessive di Co2, mentre facciamo la coda il venerdì sui raccordi autostradali e sulle tangenziali, c’è qualcuno, da qualche parte, che si organizza per consumare meno benzina, e inquinare meno.

    Succede a Parigi ai mercati generali, ma succede anche all’agroalimentare di Bologna, un centro che si autosostiene, con le fonti rinnovabili. Ci sono i problemi che conosciamo, in Italia. I piani energetici e gli incentivi sono instabili, e bisogna cogliere l’attimo, e saperlo fare. A Bologna, ad esempio, hanno dovuto comprare i pannelli dalla Germania, perché non hanno trovato un’alternativa conveniente ed efficiente nell’industria nazionale, vista l’incostanza delle politiche di incentivi alla produzione.

    Non stiamo quindi tutti a lamentarci:  alcuni cercano, e trovano, le soluzioni. L’idea è di fare rete, quella lanciata dalle teorie di Jeremy Rifkin, e superata dalla pratica del centro agroalimentare emiliano. Mettersi a produrre tutti un po’ di energia, e scambiarla, trasferirla, passarsela insomma, perché alla fine conviene a tutti.

    C’è la community solare di Casalecchio di Reno, che non solo produce elettricità pulita, ma anche riesce a pagarla di meno, cosa che di questi tempi diventa più importante che mai. Lo fanno coi contributi per il fotovoltaico, che si traducono in altri finanziamenti da reinvestire nell’acquisto di un’auto nuova, meno inquinante di quella vecchia, o nella riqualificazione energetica del proprio appartamento… e non solo, la quota che pagano per entrare nella società, rientra nelle  tasche dei cittadini nel giro di qualche anno. E da lì, restando uniti nella rete energetica locale, cominciano a guadagnare.

    Un bell’insegnamento, anche per la vita.

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