Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • disoccupatiI dati dell’ultimo trimestre del 2012, quelli diffusi dal Ministero del Lavoro, descrivono una situazione ancora peggiore di quella che già conoscevamo. Sono aumentati i licenziamenti, e nello stesso periodo sono diminuite le assunzioni.

    Se guardiamo la realtà più da vicino, la vediamo negli occhi delle persone che conosciamo, i precari che vivono negli intervalli tra una scadenza di contratto e l’altra, i pensionati senza pensione, i lavoratori costretti alle dimissioni nella speranza di una riassunzione “in forma diversa”, quelli che rimangono tutta la vita “in nero”. Dentro alle statistiche, e oltre i dati c’è un mondo di persone, che combattono coi mezzi che hanno  una battaglia per guadagnare qualcosa, per ottenere un po’ di spazio nel mercato del lavoro.

    Non fatevi ingannare dalla parola “assunzione”. Si tratta quasi sempre di contratti a termine, quelli a tempo indeterminato sono solo un quinto del totale dei nuovi rapporti di lavoro.

    Dall’altro lato i licenziamenti, o le scadenze dei contratti non rinnovati, sembrano indicare un’eccessiva rigidità del mercato del lavoro. Ci sono i costi di tasse e contributi, e c’è, naturalmente, la crisi economica.

    Mettere il Paese in condizioni di ripartire vuol dire anche sostenere chi può creare lavoro – quindi le aziende che ancora vendono, ed esportano i prodotti italiani all’estero – e rendere meno gravoso il costo del lavoro.

    E poi vuol dire mettere al centro le persone, esseri umani che non sono scarti della società, ma risorse. Pensiamo ai cassintegrati, che sono coperti dal sussidio fino a giugno e poi potrebbero perdere ogni entrata, agli esodati, senza più lavoro e ancora senza pensione, e agli scoraggiati, quelli che sono fuori dal mercato del lavoro, e hanno perso la speranza di entrare, quindi non cercano più. Sono persone, ed energie, che servirebbero all’Italia per rimettersi in piedi. Ma ci vuole una politica che li coinvolga, attivamente, rischiando nell’investimento di risorse su progetti veri che possano servire al recupero di forze, di quel capitale umano, che è la benzina necessaria per ripartire.

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