Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • operaiNonostante la crisi, ci sentiamo dire che la ricchezza procapite degli italiani resiste, che siamo un popolo abituato a tenere i soldi sotto al materasso. Ma è vero, e soprattutto è vero per tutti? No, decisamente. Da tempo crescono le sofferenze in molte fasce sociali, ma, in questo momento, sicuramente i ricchi piangono meno dei poveri. Secondo dati Ocse, il reddito disponibile per i ricchi si è ridotto solo dell’1% all’anno, tra il 2007 e il 2012, mentre quello dei meno abbienti è calato del 6%.

    E se si considera la popolazione per fasce d’età, si scopre che per un ragazzino minorenne, la quota di reddito teoricamente disponibile si riduce ogni anno di circa 800 euro, i diciottenni hanno perso 300 euro all’anno, hanno tenuto gli over 50 e i pensionati. Tutto questo fino a un paio di  anni fa. Oggi è peggio. Perché molte pensioni di fascia media non vengono adeguate agli aumenti del costo della vita. Gli anziani si trovano a dover scegliere se comprare un cappotto o andare dal dentista. Rinunciano a tutto il superfluo, ma ormai anche i beni necessari sono un lusso… e infatti i consumi di energia, di acqua, gas, elettricità, e i carburanti hanno subito forti aumenti.

    Quindi, non è soltanto una questione di quanti soldi abbiano in tasca gli italiani, ciò che rende la vita dei poveri insostenibile è anche il tipo di consumi “obbligatori” per tutti, per mangiare, dormire a casa, bere, lavarsi, scaldarsi. Ecco, a luglio è previsto un ulteriore aumento dell’Iva. Non abbiamo bisogno di consultare altri indici Istat sui consumi delle famiglie per immaginare che molti italiani non avranno i soldi per far fronte alle spese.

    L’analisi di due milioni di buste paga nell’arco di dieci anni, pubblicata nel libro “Senza soldi” di Walter Passerini e Mario Vavassori dimostra quanto profonda sia la diseguaglianza di trattamento economico che attraversa la nostra società. Negli anni ’60 un impiegato guadagnava in media centomila lire al mese, e un dirigente poteva arrivare a guadagnare fino al doppio. Si lamentava un eccessivo egualitarismo, gli stipendi – si diceva – erano troppo livellati. Oggi il dirigente medio guadagna quattro volte il salario di un impiegato medio. 108mila euro contro 26mila euro all’anno.

     Quali politiche ci possiamo aspettare sui salari, quali politiche saranno in grado di recuperare il valore del lavoro, quello economico, e la dignità?

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