Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • unione europeaUn nuovo vento circola tra i Governi dei maggiori partner europei. Un vento di aggregazione, di slancio verso la federazione politica degli Stati che fino ad oggi hanno mantenuto una forte identità nazionale, e sovranità nelle materie di interesse strategico.

    C’è un gioco delle parti tutto politico, tra Francia e Germania, in cui l’Italia si inserisce per rilanciare le politiche comunitarie sul lavoro, a favore dei giovani. Al netto delle mosse strategiche delle cancellerie, se l’interesse fosse comune, e sincero, si tratterebbe comunque di cedere parte delle prerogative e dei poteri dei singoli Stati – ma in nome di che cosa?

    Soprattutto con quale partecipazione dei popoli, diversi per lingua, tradizione, e atteggiamento verso un’entità sovranazionale che è stata comunicata a tutti noi, negli ultimi dieci anni e più – dall’introduzione dell’euro in avanti – come un luogo di rigide regole, di controllo sui bilanci e di obblighi di rigore, pena l’uscita dal club? La recessione ha divorato gli stipendi, e nei momenti di massima crisi, quando le piazze bruciavano di rabbia, nei palazzi del potere di Bruxelles, Strasburgo e Francoforte si trattava sulle misure di sostegno ai conti dei Paesi in bancarotta, con mille veti incrociati dei Governi nazionali.

    Le persone, i popoli dell’Europa di oggi, sono lontani dagli ideali di comunità che animarono Jean Monnet, Altiero Spinelli, Konrad Adenauer, e gli altri padri fondatori dell’Europa Unita. La disaffezione dei cittadini potrebbe far naufragare ogni scelta che dovesse passare attraverso un referendum. Ma è vero che nella politica globale ciascuno dei singoli Paesi che compongono l’Unione conta sempre meno.

    E allora uno scatto si potrebbe fare, verso la comunione delle risorse, l’armonizzazione delle politiche nazionali nei settori chiave, e però forse dovrebbe passare dalla democrazia rappresentativa, dall’elezione diretta di un presidente europeo, e insieme dalla solidarietà verso i cittadini e gli Stati in difficoltà economiche, migliorando quanto si è già fatto – l’unione bancaria – e aggiungendo nuove misure sul lavoro, usando i fondi – sei miliardi – per i giovani disoccupati, incentivando le misure che creano crescita.

    Sarà un’Europa Federale? Forse, quando i popoli la chiederanno, e voteranno a maggioranza per stringere un nuovo patto.

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