Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • case-popolariIn dieci anni è triplicato il numero di quanti non riescono a pagare l’affitto a fine mese. I dati dell’Unione inquilini descrivono una difficoltà in aumento costante tra il 2003 e il 2013.

    Gli sfratti per morosità rispecchiano la realtà sociale, lo scivolamento verso la povertà di una parte della classe media italiana. E sono legati alla disoccupazione, alla crisi delle imprese del centro nord, che chiudono e licenziano, oppure mettono in cassa integrazione, e infatti proprio nelle piccole città come Bergamo, Brescia, Lodi, al centro del tessuto produttivo lombardo, si registra un aumento significativo di sfratti. Si perde il lavoro, e poi la casa. E anche quelli che riescono a mantenerla si ritrovano sommersi dalle spese: oltre all’affitto o al mutuo, ci sono le tasse, l’iva sui lavori manutenzione, e le bollette, e chissà cos’altro a partire dal mese di settembre.

    Si vive in una precarietà crescente, dove ogni spesa imprevista può bastare a far saltare il bilancio familiare. E cosa succede a chi è rimasto senza casa? Lo Stato non dà risposte soddisfacenti. Fino a qualche tempo fa ci pensavano i familiari, ma i risparmi – risorse del welfare-fai-da-te – si vanno assottigliando, le pensioni hanno perso il loro valore, e non sono state rivalutate, e poi anche gli anziani pagano le tasse sulla casa..

    Così centinaia di italiani occupano gli appartamenti non assegnati, e vivono sotto la minaccia di uno sgombero. Ci sono i movimenti che lottano per il diritto alla casa, con manifestazioni e picchetti per fermare gli sfratti esecutivi. Interi edifici sono stati requisiti da questi comitati. E tra gli italiani che sfidano la legge si trovano molti anziani, persone rimaste senza casa, con pensioni da fame, e nessuna soluzione in vista. Alcuni non riescono neppure a camminare, li portano dentro a braccia. Sono loro a lanciare la sfida più aspra e dolente alle autorità. Chi riuscirebbe a metterli in mezzo a una strada?

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