Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • neri nei campi di aranceTorna il caldo, il mare calmo favorisce la navigazione nelle acque del mediterraneo, e ricominciano gli sbarchi. Quando qualcosa va storto, l’istinto di sopravvivenza dei naufraghi, persone in cerca di salvezza, di futuro, li porta ad aggrapparsi alle gabbie per tonni. Le tragedie in mare si ripetono, ma ci sembrano distanti, emotivamente, dalla nostra vita. Non per questo sono meno vere.

    L’Italia continua a ricevere richieste di asilo da parte di persone in fuga da guerre, violenza e persecuzioni, e in effetti il numero dei rifugiati è di gran lunga inferiore se confrontato a situazioni di altri paesi ricchi d’Europa. Ma qui da noi non si trova una strada per avviare questi esseri umani senza patria a una dignitosa integrazione nel nostro tessuto sociale.

    Eppure non solo i rifugiati ma anche gli immigrati in cerca di lavoro sono necessari all’economia italiana. Il punto è come farli lavorare, se sfruttarli in nero, o riconoscere loro un giusto compenso, e un’adeguata sistemazione.

    Alcune comunità agricole piemontesi, come quella di Saluzzo, accolgono in container attrezzati gli stranieri che lavorano a stagione, durante i mesi della raccolta della frutta. Una piccola cosa, certo – gli enti locali fanno quello che possono – ma è già un tentativo di superare lo squallore delle baracche o le case abusive che si popolano durante l’inverno nelle campagne di Rosarno, quando maturano le arance.

    A proposito, gli agrumi vanno a cinquanta centesimi a cassetta, in nero. I pomodori in Puglia, tre euro a cassetta, sempre in nero. E chi sono i caporali che gestiscono lo sfruttamento degli africani nelle campagne italiane? Spesso sono loro connazionali, che vengono visti come “benefattori” perché con il loro sistema spietato comunque pagano, anche se il minimo, il necessario perché un bracciante riesca ad arrivare a fine giornata, con in tasca i soldi per un pasto.

    Il lavoro nero è il problema. Per contrastarlo bisogna organizzarsi, ad esempio in forma di cooperative, come avviene in qualche zona della Puglia, dove braccianti africani diventano soci e lavorano la terra per guadagnare un giusto salario. E’ il segno che forse, qualcosa, può cambiare.

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