Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • blister di pilloleNon è solo questione di statistiche, che pure ci mettono ai primi posti in Europa per consumo di alcuni tipi di farmaci, tra cui gli antibiotici e i tranquillanti. E’ proprio sull’esperienza personale nostra e dei nostri familiari che ci possiamo basare per verificare la consapevolezza nella scelta e nell’uso dei farmaci. Perché è indubbio che le medicine siano utili, e vadano prese quando è necessario, ma chi non si è fatto abbindolare, almeno una volta, da una pubblicità di quelle che ci assicurano guarigioni rapide, e promettono di farci ripartire di slancio dopo l’assunzione di una sola dose di farmaco, pronti a tornare in pista per affrontare brillantemente le nostre dense giornate di lavoro e tempo “cosiddetto” libero?

    Intendiamoci, qui non si tratta di fare crociate contro i farmaci che salvano la vita, ma solo di andare a verificare negli armadietti dei medicinali quanta roba abbiamo messo da parte.

    Non si producono confezioni che contengano un numero di dosi corrispondente a un solo ciclo di cura, e i pazienti si ritrovano costretti a rifornirsi di una quantità eccessiva di medicine, che rimangono poi a disposizione fino alla data di scadenza. E non si capisce perché le autorità nazionali non obblighino anche da noi – come avviene in altri Paesi – i medici a prescrivere solo la quantità di pillole strettamente necessaria alla cura. O forse si capisce perché. Basta mettere in fila le pubblicità di nuove – o presunte tali – specialità farmaceutiche, a volte semplicemente frutto di un restyling di mercato. Basta verificare l’aumento delle vendite di prodotti che vengono assunti anche in assenza di reale necessità, solo perché se ne è sentito parlare in tv.

    Gli interessi congiunti che stanno dietro all’incremento del 33% nelle vendite di farmaci negli ultimi otto anni sono noti da tempo, eppure non vengono affrontati radicalmente. E poi ci siamo noi che, invece di sforzarci a modificare uno stile di vita, a volte ricorriamo a una pillola che allevia il sintomo, ma non risolve il problema. Di queste fragilità si nutre la macchina che produce, inserisce nei prontuari, prescrive, vende le medicine. I farmaci affollano i nostri armadietti. E i costi finiscono anche sul servizio sanitario nazionale.

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